Recensione su Avatar

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Silence, please / 4 Settembre 2011 in Avatar

Avatar. Troppe parole nella “cinematosfera” per un film che va visto in silenzio. Dentro. Con l’inconscio seduto accanto (e nell’inconscio niente è mai banale. Chi vi si è immerso lo sa). Finché continueremo a credere che sia una storia (e una questione) sul “mondo esterno” continueremo a mancare il punto. Pregi: dettagli (frammenti di scene, gesti circoscritti, simboli selezionati tra migliaia di altri…) microscopiche notazioni, insomma. Troppo complesse da descrivere qui. Difetti: moltissimi (intreccio inconsistente, personaggi stereotipati…), insomma, quelli di sempre, di un cinema – e una visione del mondo – (troppo) americana (ma si vede che devono continuare a ripetersi il messaggio perché non lo capiscono ancora, e come loro buona parte dell’Occidente e di chi li scimmiotta); cinematograficamente: beh, ahimè, il regista è Cameron… c’è poco da dire! L’unico modo per tirarne fuori qualcosa di buono, di sensato: quell’ascolto come di un racconto mitico, di figure archetipiche, di luoghi della psiche… allora, senza strafare e senza toccare apici straordinari, ha qualcosa da dare.

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