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  • Note a margine di una re-visione di Avatar, tra ecologismo, veganismo e tanti dollari guadagnati

Recensione su Avatar

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Note a margine di una re-visione di Avatar, tra ecologismo, veganismo e tanti dollari guadagnati / 16 gennaio 2016 in Avatar

Come noto, Avatar è il film che più ha incassato nella storia del cinema (non considerando gli effetti dell’inflazione): quasi 2,8 miliardi di dollari.
Non che sia costato poco, sia chiaro: poco meno di 250 milioni di dollari di costi vivi e altri 150 circa per la promozione, per un totale di circa 400 milioni di dollari (anche se taluni stimano un costo complessivo più vicino al mezzo miliardo).
In ogni caso, ha incassato circa 7 volte il costo complessivo, raggiungendo una cifra astronomica, un record che durerà ancora a lungo.
Se nemmeno Star Wars VII riuscirà a superarlo, come ormai sembra chiaro, nell’immediato futuro potrebbe riuscirci solo Avatar 2, in uscita l’anno prossimo, sempre che sia aiutato dalla tanto attesa crescita esponenziale del mercato cinese.
Un successo di pubblico strepitoso, dunque, in parte attribuibile ad un advertising senza precedenti, in parte al fatto di aver puntato forte sul 3D, i cui biglietti, come sappiamo, costano mediamente un 30% in più.
Fatte queste premesse economico-finanziarie, la domanda sorge spontanea: ma lo vale tutto questo successo?
Iniziamo dai lati positivi: non ce ne sono molti, a dire il vero, potendoli tranquillamente raggruppare tutti nel macro-ambito prettamente estetico.
Avatar è un’esperienza visiva assolutamente unica, un solluchero estetico che ha pochi eguali, nel cinema di fantascienza e non solo.
E’ vero: è in larga parte digitale, dunque artefatto. Domina la computer graphics. Ciò non toglie, tuttavia, che le immagini che si susseguono per le quasi tre ore di pellicola sono di un fascino spesso irresistibile.
Mi riferisco ai colori, alle meravigliose ambientazioni fantastiche del pianeta Pandora (tra cui le magrittiane montagne fluttuanti), al contrasto luce-buio nelle scene notturne, ma non solo. In generale è la qualità dell’immagine ad essere sempre altissima.
Avatar potrebbe essere uno di quei motivi per cui vale la pena comprarsi un lettore blu-ray.
Senza dimenticare che chi si è perso questo film al cinema ha mancato l’occasione di testare le vere potenzialità del 3D, che non sono i corpi che dallo schermo sembrano volarci incontro (roba che tutt’al più va bene per esaltare i bambini fino a 12 anni), bensì la meraviglia di una profondità di campo che consente davvero di calarsi all’interno dell’azione (la scena iniziale degli astronauti che si risvegliano dalla crioconservazione a bordo della stazione spaziale è qualcosa di sensazionale vista in 3D… al cinema – lo ricordo ancora come se fosse ieri – mi fece rimanere letteralmente a bocca aperta).
Mi viene da pensare che chi critica Avatar anche dal punto di vista estetico-visivo (aspetto che, a mio avviso, è sufficiente da solo a fargli guadagnare un voto più che discreto) il film se lo sia guardato in streaming o comunque con un canale inadatto ad opere di questo genere.

Passiamo agli aspetti negativi, che pure sono molti.
Sicuramente uno di essi, il principale, è la sceneggiatura di Cameron, assai deboluccia non soltanto perché poco originale, essendosi chiaramente ispirata a diversi film del passato, molti dei quali legati agli indiani d’America (non a caso, da un lato abbiamo i fucili e dall’altro il popolo tecnologicamente inferiore con archi e frecce).
In molti hanno evidenziato le somiglianze con il soggetto di Pocahontas e – per i più attenti – di Piccolo grande uomo.
Qui, tuttavia, siamo in un film di fantascienza, ed il “tradimento” della propria gente comporta un più drammatico passaggio nella fazione extra-terrestre contro gli umani.
Al di là di ciò, la sceneggiatura è fondamentalmente debole semplicemente perché è ampiamente prevedibile.

Avatar ha anche una certa, velata rilevanza sociale, trattando temi disparati: l’imperialismo della razza dominante, il tema del controllo dell’energia.
Il tutto in un sostrato ecologista che sembra riportarci ad una nuova era hippy: mancava solo che i Na’vi dichiarassero espressamente le loro abitudini alimentari vegane.

Nel complesso, Avatar è comunque un film interessante, anche se soprattutto per motivi estetici. Un film che tuttavia sarà ricordato nelle storie del cinema principalmente per gli incassi e per il fatto di essere stato una delle vette della controversa concezione digitale del cinema.

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