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11 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

A 20 dollari.
EH, ma perché era in 3D.
Eh, ma perché era con l’Imax.
Eh ma sticazzi.
Con ordine.
Innanzitutto la japu, che riconosco meriti un monumento per quello che aveva fatto prima, cioè cacciarmi a calci in culo fuori dalla caverna e a bruciarmi alla luce del sole, mi ha fatto arrivare 5 minuti in ritardo.
Ora.
Io non tollero, non posso e non voglio farlo, arrivare in ritardo al cinema. Al cinema si arriva, se puntuali, 10 minuti prima, ci si siede e si parla un po’ durante le pubblicità. Detto molto pacatamente, la-stavo-per-uccidere (va da sé che il mazzo per bene gliel’ho aperto poi dopo. E che non si ripeta più).
Ciò detto l’Imax.
L’Imax è una tecnologia di produzione (produzione? Ma no, proiezione, e anche conseguentemente di ripresa, posso supporre) molto cool, il cui risultato consta di un maxischermo le cui misure standard sono tipo 16 x 22 metri, ma ce ne sono anche di più grandi.
Il più grande del mondo è a Sidney mentre in Italia, scartabellando qua e là, non ci si capisce una sega di quanti siano. Chi dice 1 (a Riccione), chi dice 3 (anche a Roma e Vimercate), chi dice 1094. Quel che è certo è che in Italia non ci sarei mai e poi mai andato. Ho fatto un viaggio di due giorni per abitare qua in una stanza che ne ha uno a 5 minuti a piedi. Perché è nello stesso posto dove c’è il parco, il museo, primo parlamento australiano, dove vado a correre ecc.
Sul film non ho nulla da aggiungere allo sproloquio pubblicitario, eccetto 1) che qui c’è da dicembre perché siamo tarati sull’USA market e 2) come sia ENORME (o huge) e americanissimo. Sti ca**o di puffi allungati son dei fighi e loro sì che se la vivono bene, finché arriviamo io che son suo zio ci tolgo il suo e ci metto il mio e blabla.
Perdendo i primi 5 minuti, in cui la del protagonista voce fuoricampo spiegava il perché e per come delle cose, ho un milione di domande che mi sono rimaste insolute, già solo sul contesto in cui si muove tutto il baraccone della storia. Per il resto quasi tre ore che passano nel frastuono come niente, anzi, a un certo punto mi son sentito addicted, perché ho visto me dall’esterno come un tossico che chiede “An…co…ra…”.
Al 3D ci si abitua, Cameron è matto e il suo cervello ha eiaculato per una decina d’anni questo mondo colorato lussureggiante violaceo luminescente, ieri sera prima di addormentarmi mi vedevo ancora le esplosioni e i lampi di luce sulle palpebre socchiuse.
A ripensarci, mi rendo anche conto di non essermi assolutamente accorto quanto capivo l’inglese o no, che è un po’ quel che è temibile del cinema di Hollywood, concepito attraverso catena di montaggio per essere compreso sempre, almeno solo al livello di PAF BANG CRASH, anche dai deficienti. Non lo so, è come se non li avessi sentiti parlare per tutto il tempo: E forse stavo anche con la bocca aperta (che è la stessa cosa che mi succede di solito quando sono al finestrino su di un treno in un paese straniero. Ricordo in particolare di essermi fatto mezza Polonia così).
Non ho altro da dichiarare, qualcuno lo guardi e poi venga a rispondermi alle domande, la japu in quello ha capito come o meno di me. Ricordiamo solo che a Sigourney Weaver, con tutti gli Alien che ha già sconfitto, quel generalucolo nerboruto da quattro soldi , quello con dei tubi da pompieri al posto delle vene, gli fa il solletico. Infatti lei muore.
E che le connessioni con altri corpi c’erano già in eXistenZ di Cronenberg.

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