Recensione su Aurora

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2 marzo 2011

Come da una storia semplice e scontata si possa trarre una delizia per gli occhi. Un Uomo è tentato da una passione per una donna di città, lei gli suggerisce di uccidere la moglie, lui non ci riesce e rinsalda il suo rapporto matrimoniale, ma poi per un incidente lei cade nel fiume, lui cerca di uccidere l’amante allora, ma l moglie viene ritrovata viva da un pescatore.
Strepitosa l’uso della fotografia e della macchina da presa, basti citare le sequenze quasi oniriche dei protagonisti che prima prendono un tram che attraversa un bosco (e in effetti credo che quello sia come un viaggio fiabesco), in cui la profondità di campo è perfetta, e siamo nel 1927, e poi nel mezzo della città, con una serie di immagini sovraimpresse e di dissolvenze, il traffico rutilante scompare per immergerli nella campagna (ancora oggi è emozionante vederla). Piani sequenza impensabili per l’epoca e un gioco di luci e ombre tese a rappresentare il dubbio e il male, la gioia e la serenità. Del tentativo di omicidio in barca tutto il cinema a venire gli è debitore, fino all’ultimo allen. Spettacolare e da vedere.

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