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Recensione su Atomica bionda

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Ghiaccio bollente / 20 agosto 2017 in Atomica bionda

Una spy-story abbastanza convenzionale diventa il pretesto per Charlize Theron di dare vita a un personaggio che, dalla sua, ha un indubbio valore iconico e una presenza scenica tale da rendere quasi superfluo il racconto (ispirato alla graphic novel The Coldest City di Johnston & Hart). Il che può essere un elemento positivo o meno e può piacere o no: a conti fatti, nel complesso, la natura evanescente e quasi videoclippara del plot del film non mi è dispiaciuta e, dopotutto, da un certo punto di vista filologico, ben rientra nel mood della cornice del tempo, in cui, nonostante la divisione creata dal Muro, Berlino era il fulcro dell’Europa più stimolante e creativa dal punto di vista artistico e i giovani di (quasi) tutto il mondo apprendevano le notizie internazionali da MTV.

Fra doppi e quadrupli giochi, la splendida spia Lorraine (la Theron) si muove fra ambienti squatter e sofisticati locali illuminati da neon che farebbero la gioia di Refn, sfoggia eccellenti outfit bicromatici, un sangue freddo (anzi, ghiacciato) da androide e una sorprendente capacità di fare a botte e di trasformare ogni singolo oggetto che le capita a tiro in un’arma letale, sia esso un paio di scarpe col tacco a spillo o un pentolino per scaldare il latte. Insomma, Lorraine è il film e il film ha ragion d’essere solo in sua virtù: la protagonista racchiude in sé un universo action di cui lo spettatore viene a conoscenza in maniera molto frammentaria e questa avventura ne costituisce solo uno dei possibili e infiniti capitoli.

Le scene d’azione sono articolate, credibili nella loro reiterazione, perfino divertenti, come è giusto che sia in un film d’azione, e costituiscono il giusto supporto alla definizione del contesto lorraine-iano di cui sopra.
Quella girata durante la fuga con Spyglass (Eddie Marsan), composta da una lunga parentesi di ca**otti e ruzzoloni all’interno di un palazzo e da una corsa in auto, secondo me, è la migliore, per tempi e “modi” di rappresentazione.

Per quanto composta da brani che è davvero difficile non apprezzare, la colonna sonora è un po’ banale e, paradossalmente, forse troppo ricca, poiché in essa rientra praticamente qualsiasi cosa nota pubblicata in Europa fra la fine degli anni Settanta e la fine degli Ottanta, da Bowie ai Depeche Mode, passando per l’austriaco Falco e Nena di 99 Luftballoons.

11 commenti

  1. inchiostro nero / 20 agosto 2017

    A Refn, per quanto riguarda le iridescenze pop, ( soprattutto il rosa fluo ) ho pensato anch’io. Per la colonna sonora mi aspettavo qualcosa un po’ più di nicchia, ma ovviamente ho apprezzato.
    Ps. Pur adorando McAvoy, il suo personaggio sembrava una delle tante personalità di Split ( o forse è solo una mia impressione )

  2. Mrs Pignon / 11 settembre 2017

    Secondo me McAvoy non era adatto a questo ruolo, non ha la faccia….

  3. Mrs Pignon / 12 settembre 2017

    @Stefania ha una faccia più pop, più da video clip anni 80

  4. paolodelventosoest / 14 dicembre 2017

    Io ho apprezzato molto McAvoy, ma forse è perchè non ho ancora visto Split 😛

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