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Recensione su Atlantic City, USA

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3 giugno 2015

Atlantic City si trova in New Jersey ed è considerata la Las Vegas della east coast, anche se è molto meno rutilante, meno grande e conosciuta della capitale statunitense del gioco d’azzardo.
Conobbe l’apice della propria gloria nella prima metà del Novecento, quando i gangsters vi facevano tappa fissa (vi è anche ambientata una celebre scena de “Il Padrino – parte III”).
Dopodiché cominciò una rapida decadenza, dovuta, in parte, all’esplosione economica dell’Ovest e alla vicinanza di grandi città come Philadelphia e New York.
Negli anni ’70, con la legalizzazione in città del gioco d’azzardo, vi fu una effimera ripresa, con l’apertura di diversi casinò, alcuni dei quali hanno tuttavia di recente chiuso i battenti a seguito della crisi economica e della legalizzazione del gioco d’azzardo anche negli Stati adiacenti.
Quando Atlantic City perse addirittura il concorso di Miss America, che si era sempre tenuto da quelle parti, si pensava davvero che si fosse toccato il fondo. Poi, dopo qualche anno a Las Vegas, Miss America è tornata ad A.C., che può dunque tornare a vantare qualcosa di più del solo fatto di aver dato il nome alle strade che appaiono nell’edizione americana del Monopoly.
Questo film intercetta in modo preciso e interessante la fase che la città attraversò nella seconda metà degli anni Settanta, quando la generale decadenza sembrava doversi arrestare e grandi lavori venivano intrapresi per la costruzione dei lussuosi Casinò (un cartello significativo, appeso su un fatiscente edificio e inquadrato più volte, recita: “Atlantic City, you’re back on the map. Again”).
In questo contesto decadente si innesta la storia di Lou, un ex “gangster” (o per meglio dire un ex pesce piccolo) che tira avanti assistendo una ex reginetta di bellezza con l’artrite e problemi motori (altro simbolo di decadenza).
Una storia di criminalità, passioni e strani intrecci familiari, quella messa in scena da Louis Malle nel suo “periodo americano”.
Una pellicola malinconica ed agrodolce che affronta i temi della vecchiaia e della illusione del sogno americano: la protagonista, interpretata da una discreta Susan Sarandon, assiste al tramonto del proprio progetto, quello di diventare croupier, e si abbandona ad una fugace e interessata relazione con il vecchio Lou, un Burt Lancaster solo anagraficamente sul viale del tramonto.
La scena voyeuristica iniziale (riproposta nel corso del film), con Sally che si spalma del succo di limone sul corpo per togliersi di dosso l’odore del pesce, è di un erotismo molto particolare.
Leone d’oro a Venezia, tante nomination agli oscar ma nessuna statuetta, con gli americani forse non così a proprio agio nel mettere a nudo le proprie debolezze.

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