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Recensione su Assassini nati - Natural Born Killers

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Montaggio al peyote / 10 marzo 2017 in Assassini nati - Natural Born Killers

Aggiungo un altro tassello alla serie “recuperi eccellenti”, quei film che per un motivo o per l’altro (se non per caso) non avevo ancora mai visto. Mamma mia quanta roba, questo Natural Born Killers! Resto basito dal fatto che agli Oscar non se lo sono filato manco di striscio, leggo che a Venezia lasciò la platea (comprensibilmente) di sasso. Oliver Stone è un regista generalmente poco considerato, autore del controverso U.S.A. – La Storia mai raccontata oltre che di una lunga sequela di cult dal profilo sempre aguzzo, una filmografia mai ruffiana.
Qui gli elementi per decretare il rango di Capolavoro sono tantissimi; direi soprattutto e innanzitutto il mirabolante montaggio, contrassegnato da uno scorrere impazzito dei formati più diversi, un intricato luna park di orrore, follia e colore, quasi una violenta riedizione “al peyote” del montaggio delle attrazioni ejzensteiniano. Poi c’è una colonna sonora indovinatissima – dalla voce profonda di Cohen alle schitarrate dei RATM passando per gli archi di Musorgskij – la fotografia allucinata di Robert Richardson (uno dei tanti punti in comune con Tarantino, che peraltro è autore del soggetto) e ovviamente le grandiose interpretazioni. Woody Harrelson è pazzesco, Juliette Lewis è una indimenticabile, schizofrenica bloody girl (che Harley Quinn… ma ciaone proprio), eccezionali anche Tom Sizemore nei panni del sick detective, Robert Downey jr. in quelli del giornalista fuori di testa (questa sua prova mi fa cambiare idea sulle sue capacità, semplicemente ora è annacquato dal divismo cinecomic, ma è stato anche un grande attore) e soprattutto l’immenso Tommy Lee Jones, caricaturale direttore del carcere, irresistibile mix tra una maschera da cartoon giappo e una sorta di Jim Carrey indemoniato.
Certi film sono nati per scioccare e fanno ovviamente i conti con la censura. I ragazzi intervistati fuori dal carcere (tra le tante cose, questo film inserisce anche il mockumentary) inneggiano ai criminali; un cartello dice: Murder me, Mickey!, rivelando tutta l’assurda atavica fascinazione dell’orrore e della violenza oltre che l’apatico senso di autodistruzione e odio sociale che genera, mitizzandoli, i peggiori mostri. Cinematograficamente possiamo anche aggiungere che una giostra dell’orrore, quando è fatta bene, val bene un giro.

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