Recensione su Rughe

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Le ultime briciole / 30 Maggio 2013 in Rughe

“Da dove veniva quella espressione affranta? Quale poteva essere la ragione di tanta tristezza in quegli occhi? Erano solo domande retoriche, che non necessitavano di nessuna risposta. La ragione la sapevamo tutti, tutti noi ospiti in quell’ospizio a 5 stelle: eravamo vecchi. Vecchi, soli, inutili e alla deriva.
Emilio, il mio nuovo compagno di stanza, sembrava ancora in buona salute. Era autosufficiente, almeno. Ma la disperazione in cui era evidentemente sprofondato ispirava, persino a me, compassione. Abbandonato dai suoi, con l’Alzheimer incipiente, prima o poi finirà, come tutti, al piano di sopra: il girone infernale degli assistiti, dei dementi, di chi aspetta solo la morte, gli occhi fissi sul vuoto, contando i secondi, i minuti, quasi fossero pugnalate.
Tutti mi considerano un truffatore, un profittatore, ma io regalo fiducia a chi l’ha perduta, una speranza a chi ne ha bisogno. È vero, ci guadagno qualcosa, ma a tutti regalo un sollievo, un’illusione. Cose che valgono ben più del vile denaro e da prendere al volo prima che, minacciosa e tetra come le nuvole di una tempesta, arrivi la demenza, o la salvifica morte.”

Tratto dalla famosa graphic novel di Paco Roca, Rughe, con una trama simile, avrebbe facilmente potuto scadere nel patetico, nel piagnucoloso, nel retorico. Invece è una storia vibrante, vera, certo crudele, ma reale, che fa riflettere e ogni tanto anche divertire. Il passato e il presente si confondono, si mescolano; molti personaggi vivono solo nel passato, ricordandone solo certi momenti, in un delirio tragicomico. La solitudine accomuna tutti: un sentimento spugnoso, diafano, appiccicoso e devastante. Chi ne è in grado fa di tutto per sfuggirne, rivivendo i sogni del passato, immaginandosi in viaggio sull’Orient-express o su un campanile a aspettare le nuvole.
Cercando di assaporare lentamente le ultime briciole, prima che siano spazzate via dal vento come le foglie secche autunnali.
qui la “colonna sonora”.

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