Recensione su Arrival

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La Diluizione / 1 marzo 2017 in Arrival

Per quanto mi riguarda Villeneuve è andato decisamente in calando, e ora comincio un po’ a “preoccuparmi” per Blade Runner 2049.
Questa fantascienza diluitissima, intimista, divinatoria, questa pessima deriva contemporanea inaugurata da Interstellar… Questo è un film drammatico che non ha il coraggio di presentarsi come tale, non ha l’onestà di schiaffare in sala un ruvido dramma famigliare (come fa Manchester by the sea, per fare un esempio) ma si veste da un Tarkovskij for dummies cercando, con il fragile sostegno di archetti perennemente gnaolanti e la faccia perennemente preoccupata della Adams, perifrasi filosofiche, ma scivolando altresì nelle più banali architetture narrative made in USA (che prefinale convenzionale, ma come si può).
E stavolta non c’è nemmeno l’àncora di salvezza della fotografia come per Sicario, visto che il grande Deakins è coinvolto nel progetto Blade Runner e per questa sorta di striminzito antipastino freddo è stato “preso a giornata” l’onesto Bradford Young.

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