32 Recensioni su

Argo

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“La storia inizia come tragedia e finisce come farsa” / 13 Agosto 2017 in Argo

Terza opera per il novello “Batman” Ben Affleck, più regista che attore. Affleck ci sa fare con la cinepresa, i movimenti di macchina sono accattivanti e la fotografia suggestiva. Tuttavia, come già detto, come attore, il povero Ben non riesce ad essere carismatico nemmeno per 2 minuti, ciò ricade inevitabilmente sulla riuscita di un film dove il protagonista è davvero il film stesso. Il Tony Mendez del nativo di Berkeley è infatti piatto, sterile, monoespressivo, privo di emozioni, proprio come i 6 “ospiti” USA dell’ambasciatore canadese, ridotti per lo più a comparsate e mai veri “cardini” della vicenda (come in realtà fu..). Argo , sommariamente, ammette le responsabilità USA nel clima di tensione che si creò in Iran a fine anni 70′, ma comunque finisce per essere il solito patriottico film “made in USA”, che dipinge l’America come la nazione “democratica e perfetta” che tutto il mondo sogna. Gli ultimi 30 minuti, seppur totalmente distanti dalla veridicità dell’operazione, sono i più emozionanti, ricchi di “pathos” e di adrenalina che, mescolata al sentimento di speranza che lo spettatore ha covato per tutta la durata precedente del film, trovano la sua “spannung” nella chiamata allo “Studio 6” degli ottimi John Goodman e Alan Arkin. Riassumendo, Argo è un film confusionario ma solido, che, nonostante i numeri difetti, racconta come “la storia inizi come tragedia e finisca come farsa”.

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Bellissimo / 17 Settembre 2015 in Argo

Capolavoro di Ben Affleck che non solo dirige ma interpreta il ruolo di protagonista. Un film che ti prende. Di lancinante bellezza.

2 Maggio 2014 in Argo

Bel film basato su una storia vera. Nel film si trova tutto: tensione (per la situazione in Iran), ritmo, azione e anche qualche sprazzo di commedia per alleviare la tensione (soprattutto grazie a qualche battuta ironica sul mondo di Hollywood). Ben Affleck alla terza regia (dopo l’ottimo debutto di “Gone baby gone” dal romanzo di Lehane e “The town”), se la cava benissimo anche come attore. Ottimo anche il resto del cast su cui spiccano il simpatico John Goodman (il truccatore di Hollywood) e Alan Arkin (il produttore). Pur sapendo l’esito finale, si mantiene la trepidazione per i rischi corsi nell’operazione di salvataggio.

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Stanca moralità USA / 8 Gennaio 2014 in Argo

Ben Affleck alle prese con la regia. Come attore l’ho sempre odiato, ma chissà che non possa stupirmi in un’altra veste. Mi accingo a vedere Argo con le aspettative al minimo e devo dire che l’impostazione iniziale mi piace. Peccato per il resto.
Lo sforzo c’è e alcune scene rendono, ma non ci siamo proprio per quanto riguarda il protagonista, UNA MUMMIA. Caro Ben, non mi piacevi prima e non mi piaci neanche adesso anche se quella barbetta sicuramente ti dona. L’aspetto c’è, manca lo spessore.
Il difetto più grande resta la moralità sottesa a tutto il film, talmente trita che probabilmente ha stancato anche gli americani più patriottici. Non c’è ambiguità, ma un finale piatto e senza sfumature che non rispecchia dovutamente i fatti intrecciati della Storia e della Politica.
Fotografia eccellente comunque, quasi compete con le più autentiche atmosfere anni 80. Non a caso Rodrigo Prieto è lo scenografo di film come Wall Street: il denaro non dorme mai (anche senza saperlo, Argo mi ha fatto subito pensare al film di Stone) e La Venticinquesima Ora.
Tutto sommato una possibilità gliela darò ancora.

Qui la mia recensione: http://elisewinrigby.wordpress.com/2013/08/03/argo-si-argo-no/

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31 Ottobre 2013 in Argo

Di solito é la vita che entra dentro Hollywood.
Nella vicenda dell’assalto all’ambasciata americana a Teheran del 1979 e di come la CIA riuscì nella disperata impresa di liberare una parte degli ostaggi (che erano riusciti a rifugiarsi a casa dell’ambasciatore canadese), é invece Hollywood a entrare dentro la realtá.
La storia ha dell’incredibile, eppure andò proprio (o quasi) come viene descritto nel film: la CIA mise su una finta produzione hollywoodiana, arrivando a convincere gli iraniani che alcuni produttori canadesi si erano decisi a girare un film di fantascienza a Teheran, portando via loro da sotto il naso 6 ostaggi, fatti passare per membri della produzione che erano venuti a fare un sopralluogo per la location.
Nella sceneggiatura però gli americani (che proprio non sanno resistere alla tentazione di spettacolarizzare qualsiasi cosa) romanzano parecchio le cose per creare maggiore suspence (il salvataggio sembra concretizzarsi per il rotto della cuffia, ma non andò affatto così). Non sono le uniche inesattezze presenti nella pellicola (ad esempio non é vero che i 6 furono respinti dalle ambasciate britannica e neozelandese: la cosa fu un tantino più complicata); né le uniche omissioni (per dirne qualcuna, Mendez non andò da solo a recuperare i 6; inoltre viene sminuito il ruolo dei canadesi, che invece fu assai importante).
A parte ciò, il profilo storico è comunque trattato con insolita schiettezza, senza risparmiare (soprattutto nella parte iniziale) critiche pesanti alla gestione di certe vicende da parte della CIA (aver messo al potere in Iran lo sciah di Persia, che massacrò la sua gente per poi fuggirsene con un aereo carico di lingotti d’oro).
Forse, però, perché si preparava un finale riconciliante, in cui gli Usa ne escono, come al solito, nella qualitá di buoni che alla fine districano le matasse anche più intricate.
Del resto però, se l’intenzione fosse stata quella di un prodotto storicamente ineccepibile, ne sarebbe venuto fuori un docu-film, cosa che non ritengo rientrasse tra i desideri dei finanziatori del progetto.
E allora ecco che la pellicola rischia di farsi ricordare più che altro come film d’azione, di spionaggio, su sfondo storico. Aspetto che indubbiamente aiuta a tenere incollate le persone alle poltrone (e la suspence é in ciò magistralmente orchestrata), ma che rischia di svalorizzare l’importanza storica dei fatti narrati.
Un film che dunque avrebbe potuto, potenzialmente, offrire molto di più, ma che, per i binari su cui é stato portato, ha finito per cavarsela egregiamente. Merito di Affleck (e chi l’avrebbe mai detto!), che offre una regia all’altezza di cineasti ben più affermati; ma che però, a mio avviso, non convince del tutto nell’interpretazione del protagonista.
Certo che da ciò a meritare l’oscar come miglior film però ce ne corre!
Meno bene la sceneggiatura, la quale, oltre alle pecche di eccessiva romanzatura e le inesattezze di cui sopra, non riesce a emanciparsi da alcuni clichè hollywoodiani, risultando nel complesso un costante senso di dejavù (vedi il ritorno a casa nel finale o la situazione familiare del protagonista, o ancora le scene al quartier generale della Cia… Scene giá viste più e più volte… Nessuno sforzo di originalitá, insomma).
Il continuo richiamo a Star Wars mi é piaciuto particolarmente: come a sostenere un ruolo utilitaristico dell’immaginazione e della fantascienza (spesso bistrattata, un pò come la fisica, dai praticoni di turno). La fantasia a volte é il quid che ci vuole per risolvere situazioni apparentemente inestricabili.

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6 Settembre 2013 in Argo

clamoroso passo indietro di affleck: tanto mi era piaciuto The Town tanto trovo inutile in tutti i sensi questo film. La parte peggiore è quella che si è riservato: un convenzionalissimo ritratto del geniale ideatore di esfiltrazioni, lattine ovunque e mangiare buttato attorno a un letto in cui lui dorme vestito e stropicciato come incipit per poi continuare nel più trito dei sentieri dell’eroe che non spara una pallottala, ma è soprattutto padre e marito come da rimasticata iconografia (quell’insistere sulla fede che lui si toglie alla partenza provoca un attacco glicemico fulminante). Per il resto è pura cronaca senza nessuna indagine psicologica dei personaggi e nessuna analisi del periodo storico, in fondo è solo un film di ladri: come rubare dentro una banca e farla franca, il tesoro sono gli ostaggi. Vista in quest’ottica funziona senza un guizzo di originalità, ma funziona. Per il resto bah!
Ogni presunto collegamento a Giasone e agli Argonauti è totalmente forzato. Ogni tentativo di ampliare lo spessore tematico del film attraverso la pur evidente idea della rappresentazione, della necessità quasi della messa in scena risulta vuota

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Miglior film 2013? mah… / 3 Settembre 2013 in Argo

Una buona regia per Affleck che si destreggia bene davanti e dietro la macchina da presa…. ma per la prima del film mi ha annoiato. Meglio la seconda parte (l’arrivo a Teheran, la “preparazione” degli ostaggi, la fuga…) in cui sale la suspence e il film decolla, anche se si sa già come va a finire… Inevitabile che questo film vincesse la mitica Statuetta degli Academy, con il solito patriottismo che in America è di vitale importanza nel cinema… Se non fosse stato per questo, l’avrei apprezzato di più. Comunque godibile.

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Non da oscar ma vale / 18 Giugno 2013 in Argo

Per me non è un film da oscar, però la regia regge ed il ritmo pure.

27 Maggio 2013 in Argo

Avrei dato un 8 pieno se non avesse ceduto alla tentazione di inserire le tipiche e cosiddette “americanate”, anyway decisamente valido.

Il cinema ci salverà / 17 Maggio 2013 in Argo

“Odio le americanate, odio le cose fantastiche e tutte quelle cose lì, sono solo piene di effetti speciali e null’altro, per me i film devono parlare della vita vera, del mondo reale!”
Affermazioni che lasciano il tempo che trovano, ma che purtroppo capita di sentire. Nel caso doveste imbattervi in qualche convinto propugnatore di queste idee, allora consigliategli di vedere Argo, e per tre buoni motivi.

Il primo è che Argo è tratto proprio da una storia vera. Tony Mendez, un agente della CIA, si vede affidata una missione impossibile: esfiltrare sei diplomatici americani rimasti bloccati in Iran durante la Rivoluzione islamica. Il piano, audace quanto azzardato, è spacciare i sei diplomatici per membri di una troupe canadese impegnati nella realizzazione di un film di fantascienza (Argo, appunto).

Il secondo motivo è che Argo è un film scritto bene, diretto meglio e interpretato alla perfezione (spicca il solito Bryan Cranston). Ben Affleck (regista e protagonista) è impeccabile nel dirigere la macchina da presa e condurre lo spettatore verso un finale da cardiopalma, dove la suspense è gestita in maniera eccezionale.

Ma il motivo più importante, secondo chi scrive, è il terzo. Perché Argo non è solo un grande film thriller, ma anche un grande omaggio alla fantascienza e alla potenza dell’immaginario hollywoodiano.

Perché, anche se la scritta sulle colline è in pezzi, il fascino di Hollywood, nel mondo, non è nemmeno lontanamente sbiadito. È l’immaginario, il mito rinato (grazie a Star Wars, in questo caso) ad aprire le porte dell’Iran rivoluzionario a Tony Mendez. In un paese che è esploso per contrastare un’occidentalizzazione forzata, anche due guardiani della rivoluzione non possono che rimanere rapiti dalla magia emanata dagli storyboard, dai riflessi dorati di un jet set che anche un Variety in bianco e nero è capace di evocare.

Argo è un vero film su un finto film, che mostra come anche il mondo della finzione più immaginifica spesso sconfini nel reale, in un limbo dove il vero e il falso si amalgamano e non si capisce bene se è il reale a penetrare lo schermo o la finzione a invadere il reale.

Quale che sia la risposta, una cosa è certa. Senza le “americanate” salvare i sei diplomatici non sarebbe stato possibile. E, allora, provateci ancora a dire che “quelle cose fantastiche piene di effetti speciali” non hanno nessuna attinenza col reale!

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Ben vaffanculo / 11 Aprile 2013 in Argo

Ben sta leeentamente facendo cambiare idea a chi non lo considerava un buon attore
e non è difficile immaginare che i suoi critici più arcigni abbiano mandato più lui che Argo.
Il film è molto tirato, riesce a essere sia impegnato che d’azione e soprattutto gli oscar li danno gli americani, quindi non c’è molto da cascare dalle nuvole.
La posizione scelta è a volte di critica degli U.S.A. e altre volte no, d’altra parte attualmente governano i democratici.
La politica estera è la stessa di sempre (imperialista) ma il profilo deve essere più basso.
D’altra parte queste cose potrebbero succedere anche in Italia no? immaginate come sarebbe avere una chiesa che rimane ricca e un papa che si veste da povero.

Non è un film sulla storia dell’Iran e quindi è focalizzato sulla crisi degli ostaggi.
E li è evidente che l’Iran si sia comportato come un paese incivile, quale è.
Poi se uno vuole fare il tifo per le dittature teocratiche, può sempre convertirsi e andarci a vivere.
Sicuramente anche li hanno “Questa sera niente cena” dove si può discutere liberamente di sure con un mitra puntato alla nuca.

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ben fatto, Ben. / 14 Marzo 2013 in Argo

Facile prendersela con l’Hollywood buonista che celebra se stessa e l’America tutta. Troppo facile. Sbagliato, soprattutto. Sì, è vero, nel film gli Iraniani sono tendenzialmente brutti e cattivi. Ma non sempre, e non tutti. E nemmeno gli americani sono tutti eroi. Prendersela con Argo per questo è banale. Prendersela con Argo per questo vuol dire prendersela con Argo perchè l’ha diretto Affleck, perchè ha vinto tre Oscar, perchè l’ha prodotto la Warner Bros.
Al cinema i preconcetti sono come i cellulari. Meglio non usarli.

Argo è molto più di un filmetto facile facile a stelle e strisce. Il film di Affleck – ottimo regista, bravo attore – è originale e alternativo perchè, in maniera discreta, sa essere diverso. Perchè è minimalista, perchè non ha paura di essere lento ma non esalta la lentezza esasperata come sinonimo di qualità. Perchè sa quando accelerare, perchè è storico, ironico, avvincente, misurato, calibrato, ponderato. Lo sono i dialoghi, lo sono certe frasi (sublimi alcune pronunciate da Alan Arkin), lo sono – su tutto – i movimenti di camera.

Tutto ha il suo giusto tempo, il suo giusto spazio. La camera sa essere discreta, non protagonista. Non insegue i personaggi, non li accompagna, non li descrive. Li segue. E nel seguirli li capisce, e li spiega. E così facendo rende protagonista la storia. Una storia americana, all’americana; questo è vero, innegabile. Ma questo non è un reato. E’ qui, anzi, una qualità. Guardatevi – o riguardatevi – Zero Dark Thirthy. Simile storia, simile americanità. In apparenza. Perchè in realtà così come la Bigelow ci mostra un esemplare compendio di banalità e clichè Affleck, senza alcuna presunzione, ci regala una composta e cristallina lezione di cinema. Lezione che diventa omaggio. Perchè gli Argo sono due: quello girato da Affleck e quello “inventato” da Mendez. Entrambi importanti nel ricordarci che quella città in California sotto la collina con la scritta bianca continua a fare storie – che le inventi o le racconti poco cambia.

Spoiler Alert:
Argo Vaffanculo.

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9 Marzo 2013 in Argo

Ottimo film. Della storia magari non si conosce l’avvio ma tutti sappiamo come va a finire eppure non si perde mai l’attenzione. Ha un certo ritmo che ti aggancia ma per fortuna non è frenetico – non vuole infatti essere un action movie.
Premio meritatissimo al film ma altrettanto meritata la non nomination al protagonista che più di tanto non fa.

6 Marzo 2013 in Argo

Come film solo d’azione sarebbe anche passabile. Ma con lo scopo principale di fare cassa, e autoosannare gratuitamente gli Stati Uniti, la vicenda e il messaggio storico sono stati completamente stravolti. Questo fa in modo che molta gente si ricordera’ una visione alterata del fatto e delle responsabilita’ dei vari attori politici, problema tipico dei regimi totalitari (guarda caso menzionati nel film) purtroppo sempre sottovalutato. Sarebbe stato decisamente da censurare ma, ironia della sorte, ha vinto l’Oscar…

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4 Marzo 2013 in Argo

Questo di Affleck è un gran bel film, tiene alto il filo della tensione fino all’ultimo senza versare una sola goccia di sangue. Lodevole: per il genere in sè, per il feroce contesto storico e soprattutto per l’opportunità non sfruttata di fare un po’ di propaganda “vecchia scuola” contro l’Iran odierno di Ahmadinejad: quale altro regista avrebbe desistito dal mostrare almeno un po’ di tortura, visto che le condizioni c’erano tutte? Eppure, Affleck tira fuori un personaggio quasi timido, in fondo realmente antieroico (pur con tutti i crismi dell’agente incompreso, con difficile rapporto famigliare, etc), e ci tiene ‘dentro quel pullman’, non ci dà in pasto alla folla strepitante. Argo ti tiene in bilico fino all’ultimo minuto, e anche alle ultime scene continui ad aspettarti un’esplosione, una raffica di mitra, un colpo di scena che possa tradire il realismo di questa pellicola. Come nella realtà, questo film è un’ operazione difficile, ma pulita e riuscita bene.
Se poi mi chiedete: “Ma allora l’Oscar lo meritava davvero?”, io vi rispondo senza ombra di dubbio. Lincoln di più, molto di più.

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Miglior film del 2013(?) / 3 Marzo 2013 in Argo

Sicuramente un bel film, sicuramente ben curato, sicuramente bravi attori, bella storia, buona narrazione, niente tempi morti ecc….ma siamo sicuri che, rispetto a tanti altri film nominati e non, meritasse la statuetta dell’Academy come miglior film dell’anno?!

Fuori tempo massimo / 27 Febbraio 2013 in Argo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Direi che è giunto il tempo per l’America di smettere di autocompiacersi e mostrare di se ciò che non è. Ennesimo film in cui la nazione oltreoceano esce da grande esempio di moralità e sacrificio; ma analizziamo bene i fatti: gli stati uniti danno asilo ad uno spietato Shah iraniano. Il popolo di suddetto paese per vendetta prende in ostaggio una sessantina di americani invadendo la loro ambasciata. L’intelligence decide quindi che è più importante che uno Shah che ha fatto anche gli interessi dell’america (petrolio) non venga giudicato dal proprio polopo piuttosto che salvare i propri cittadini ostaggi con lo scambio che il popolo iraniano chiede. Tale decisione non è nemmeno comprensibile alla luce del fatto che lo Shah, se fosse tornato, sarebbe stato giustiziato, in quanto negli Stati Uniti, ricordo, vige la stessa pena di morte. L’America riesce a salvare 6 degli ostaggi, si ritiene soddisifatta lasciando gli altri in balia dell’Iran, e ne esce da eroe, dando, per motivi politici, merito al Canada. Il tutto nel film è impreziosito da lacrime trattenute e colonne sonore eroiche. Terribile la scorrettezza di tutto ciò, e terribile che l’Accademy sia puntualmente arrivato a sbavare dietro l’ennesima lode a se stessa. D’altro canto, apparte tutto ciò, la regia è buona, il montaggio ottimo, buone interpretazioni. Fin dove è da giudicare la pellicola in quanto film e fin dove in quanto antico e ormai in deperimento messaggio politico e patriottistico di un’America a cui ormai non credono nemmeno più alcuni (i più svegli) americani?

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La “Quadra” di Ben. / 27 Febbraio 2013 in Argo

Siamo ancora dalle parti dell’intrattenimento fine a se stesso, ma finalmente Affleck trova la “quadra”, grazie ad uno script solido che snocciola un thriller teso e del tutto convincente, tanto che può limitarsi a svolgere il compitino assecondando quanto di buono ha tra le mani.

“Grazie Canada!” Cit. / 27 Febbraio 2013 in Argo

Ansia fino all’ultimo millisecondo del film!
Storia bellissima, per niente banale, e soprattutto scorrevole.

credibile / 27 Febbraio 2013 in Argo

bello il mix di film e filmati storici. Sai come è andata a finire, eppure crea tensione. Qualche esagerazione (tra l’altro ridicolizzata dai reali protagonisti : ” non si è mai visto che dei carri armati inseguano un aereo”) Patriottismo americano non privo di autocritica. E bravi!

26 Febbraio 2013 in Argo

Questo film di Affleck ricorda una certa cinematografia a stelle e strisce degli anni Settanta, con Pollack in prima fila.
Vuoi per l’argomento, vuoi per la struttura narrativa, vuoi per l’afflato, Argo sembra girato quarant’anni fa: a seconda dei punti di vista, la cosa potrebbe rappresentare un punto a favore o meno. Per quel che mi riguarda, è un fatto positivo, perché di quel tipo di cinema ho sempre apprezzato l’asciuttezza e il lavoro di Affleck è quantomai pulito, privo di sbavature e di lungaggini. Egli ha raccontato in due ore (sia lodato), con grandissima aderenza filologica (costumi e trucco ottimi) una storia complessa, forse semplificandola , rendendola fruibile ed interessante per un vasto pubblico, non mancando di criticare la CIA , nonostante qui celebri uno dei suoi agenti.

Il film non è esente da pecche: la colonna sonora, pur comprensiva di qualche buon brano, è appiccicata con lo sputo ed il patriottismo yankee è affatto latente e, quando ci si mette, fastidiosamente didascalico (la bandiera che sventola alle spalle di una coppia felice, ma va va va).
Nel complesso, decisamente apprezzabile.

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20 Febbraio 2013 in Argo

Tensione alle stelle nella parte finale. Bello, bello, bello.

13 Febbraio 2013 in Argo

Pellicola solida e scoppiettante, che unisce il dramma storico al thriller, con una spruzzata di autoironia a tema hollywoodiano che perfeziona il quadretto. Ben Affleck alla regia è ormai una certezza, e con una sicurezza e una resa che lo equiparano a registi molto più rodati di lui, filma una vicenda originale, vera e piena di suspense.
Il film ha il suo punto di forza nella storia, di per se stuzzicante perchè reale, confezionata da Affleck in maniera classica, eppure efficace, servendosi di un manipolo di attori perfettamente in parte. Lui stesso si ritaglia il ruolo del protagonista, e sebbene faccia miglior figura come regista piuttosto che come attore, in questo caso posso dire che la sua interpretazione è misurata e gradevole, quindi risulta ben mescolata a quella del rimanente cast. Molto molto belli montaggio e fotografia, eccellenti direi.
Finale patriottico, per un film che è facile immaginare ormai vincitore della statuetta per il Miglior Film.

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13 Gennaio 2013 in Argo

Una storia (vera) intensa in un film brillante, mai pesante, diretto magistralmente ed un cast azzeccato.

11 Gennaio 2013 in Argo

E’ talmente assurdo da essere vero.
Una bella storia.
Molto bravo Ben Affleck sia come attore che come regista.
7 e mezzo.

True story / 11 Gennaio 2013 in Argo

Argo! Un film di fantascenza che avrebbe probabilmente fatto schifo ma invece ha salvato 6 diplomatici americani nella Teheran del 1979 quando alla caduta dello Scià iraniano Mohammad l’Iran è entrata nella spirale della violenza. Una storia vera di grande coraggio con uno scontato lieto fine ma non sempre deve essere un male.
L’effetto è tutto sull’idea di come salvare questi 6 diplomatici poi il resto vien da se.
Non conoscevo la storia e il film mi ha interessato molto e incuriosito. Quindi l’obiettivo è riuscito molto bene.
Promosso.
Ad maiora!

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Sarebbe un 6.5 / 1 Gennaio 2013 in Argo

Questo è un altro lavoro a mio giudizio sopravvalutato.
Il film non sarebbe male, storia interessante, personaggi verosomiglianti, cura dei particolari. Purtroppo però, ci troviamo davanti ad una pellicola che mette in scena tutti i classici passi del film di genere, con eventi prevedibili e soprattutto scontati e per niente creativi. Non esistono reali colpi di scena e, al contrario, per creare maggiore suspance, a volte vengono usati degli stratagemmi poco credibili.
Una pellicola non male ma che trovo molto al di sotto dei consensi della critica perchè -al di là della storia narrata- non propone niente di nuovo, clichè di genere e patriottismo americanocentrico compresi

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12 Dicembre 2012 in Argo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bisogna rassegnarsi, a tanti sì ma a me non è mai stato sul ***** Ben Affleck, e comunque rassegnarsi, fa dei bei film. Chapeau. É una storia assurda e vera, nel ’79, dopo la rivoluzione in Iran, c’erano sei impiegati che erano riusciti a non farsi catturare nell’ambasciata americana a Teheran, e si erano nascosti a casa dell’ambasciatore canadese. Occorreva andarli a riprendere, in un paese chiuso a doppia mandata. Il protagonista, Tony qualcosa, interpretato dallo stesso Affleck in versione barbogio, si inventa una produzione fantascientifica di Hollywood che vuole andare a girare degli esterni nel deserto iraniano. Aiutato da un paio di produttori (tra cui John Ciccio Goodman) compra un copione, Argo appunto, si fa fare lo storyboard per la sceneggiatura, convince la stampa americana che stanno davvero per girare il film, di modo che ci siano articoli che ne parlano. E poi parte, va a Teheran e riesce a ciuccellare clamorosamente i barba iraniani, portandogli via i sei come componenti della troupe del film. Il film storico trascente in metacinema, nella parte centrale tutta sulla predisposizione del trappolone, per ritingersi di emozioni forti nel finale, un po’ inverosimile quanto è verosimile che i fatti siano stati un pelo aggiustati per renderli più cinematografici. Siamo così ganzi a scappargli da sotto il naso, sì, ma non si tralascia in principio una contestualizzazione, con le colpe anche americane chiaramente sottolineate nel precipitare della crisi iraniana, ed è facile vedere come questo genere di comportamenti non siano ancora estranei alla politica estera made in USA. Il film invece fila che è un piacere.

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26 Novembre 2012 in Argo

Ispirato ad una vicenda vera , ossia alla liberazione di sei funzionari americani sfuggiti alla cattura da parte delle guardie armate del regime di Khomeini dopo l’assalto all’ambasciata statunitense a Teheran nel 1979 che trovarono provvisorio rifugio presso quella canadese .
Un film dal ritmo intensissimo e con un crescendo di tensione che trova il suo massimo nelle sequenze della liberazione e della partenza dall’aeroporto. Ben Affleck dimostra un talento decisamente superiore come regista che come attore, ma nonostante la sua imbarazzante piattezza espressiva nell’interpretare il ruolo di Tony Mendez il risultato finale è più che buono .
Da non perdere.

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26 Novembre 2012 in Argo

Se come attore il suo rendimento è stato piuttosto incostante, come regista, Ben Affleck è andato crescendo notevolmente da Gone Baby Gone (tratto da un romanzo di Denis Lehane, come pure Mystic River e Shutter Island, firmati da Eastwood e Scorsese), passando per The Town (che non ha molto da invidiare a film come Heat) fino a questo ultimo ed applaudito film in cui partendo da un fatto di cronaca di fine anni ’70 Affleck mescola realtà e finzione con un taglio semi-documentaristico qua e là macchiato da ironia astuta ed intelligente.
La sovrapposizione tra il mondo patinato e (spesso) idiota di Hollywood e la cronaca internazionale è estremamente riuscita e non solo dal punto di vista della storia (che è un’incredibile storia VERA) ma anche sul piano tecnico. Il momento della conferenza di presentazione del film Argo scorre parallelo alla diffusione delle immagini storiche e sembra da un lato marcare la differenza tra due universi così lontani e dall’altro chiarire come, in questa situazione specifica, essi possano essersi sovrapposti così efficientemente.
Affleck conosce Hollywood e ironizza ripetutamente sul suo mondo, d’altro canto si rivela anche un discreto storico e con questo film manda un messaggio chiaro sull’incrocio tra realtà storica e realtà scenica, costruendo un film molto più sfaccettato di ciò che sembra e molto più convincente di tanti altri (Munich di Spielberg, per esempio).

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12 Novembre 2012 in Argo

Affleck conferma di saperci fare con la macchina da presa, più di quanto ci sappia fare come attore, anche se qui l’ho trovato abbastanza convincente anche nel ruolo di protagonista.
Il film è solido, sobrio, con la tensione giusta al momento giusto, senza cali narrativi o di sceneggiatura. Niente di originale o mai visto, ma svolge con ottimi risultati il compito.
Buonissimi i comprimari, Goodman e, soprattutto, Arkin su tutti.

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10 Novembre 2012 in Argo

Film diretto e interpretato, nel ruolo principale dell’agente CIA Tony Mendez, da Ben Affleck, risorto come l’araba fenice dopo una parabola discendente (per non dire verticale) cominciata successivamente alla buona sceneggiatura di “Will Hunting – Genio ribelle”, e che lo ha portato a interpretare delle porcherie imperdonabili come “Armageddon – Giudizio finale”, americanata a tutto spiano che si gioca con “Independence Day” l’ambito premio di “Film più imbecille degli ultimi trent’anni”, “Pearl Harbor”, inguardabile mattonata di tre ore con cui Affleck ha vinto un meritatissimo Razzie Award (premio Oscar al contrario) più la mirabolante accoppiata del 2003 “Daredevil” – “Paycheck”, che gli ha fruttato una delle tre nomination totali ai già citati Razzies, aggiungendo anche una nomination a peggior attore degli anni 2000. Dopo una sequela di fischi e fiaschi, improvvisamente il caro Ben ha capito che forse era meglio smettere di rubare lo stipendio e si è riciclato come regista – attore serio, realizzando nel ruolo di director “Gone baby gone” e “The Town”, entrambi buoni film; questo suo cambiamento, improvviso come Claudia Koll che scopre la fede dopo aver scoperto altro, continua con questa pellicola, che probabilmente vedranno in tre gatti ma che mostra buone cose come due ore di tensione ben tenute, uno stile registico che fonde documentario e pellicola, contribuendo al realismo del film (unito a una grande accuratezza visiva per quanto riguarda le scenografie e i costumi di fine anni ‘70) e un gruppo di facce ben scelte, sia tra i personaggi principali sia per quanto riguarda i secondari. Tra i caratteristi di contorno spiccano John Goodman (grandissimo Walter nel fantastico “Il grande Lebowski” e presente in un ruolo minore pure in “The Artist”) e il premio Oscar 2007 Alan Arkin (per “Little Miss Sunshine”) in vesti di spalle comiche, oltre al buon Bryan Cranston. Buona fotografia di Rodrigo Prieto (nomination per “Brokeback Mountain”) sia per quanto riguarda gli ambienti USA, con abbondanza di interni, sia per l’aspetto iraniano, con una ben realizzata alternanza tra esterni e spazi chiusi. Se passasse inosservato sarebbe un peccato.

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