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Recensione su Arancia meccanica

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2 aprile 2013

Capolavoro di violenza affascinante e orribile, “A Clockwork Orange” è un opera ambiziosa, grande e assolutamente riuscita. Dalla commistione di genere originano tutta una serie di risposte emotive differenti: lo spettatore è portato a respingere disgustato l’ultraviolenza del protagonista, Alex, e a empatizzare con lui nella parte finale, o almeno così è successo a me. Ricostruzione certosina e provocatoria della violenza di cui è capace il singolo, il gruppo e su vasta scala la società, il film scorre perfettamente grazie anche ad una regia magistrale, sempre sui protagonisti e anche per merito di una OST che fa un uso intelligentissimo e mai così buono della musica classica e non solo; il tema elettrizzato di “Funeral of Queen Mary” di Purcell è il sottofondo ideale per le esplosioni di violenza che accompagna. Dopo una seconda parte molto più riflessiva, il film si conclude da un punto di vista pessimistico, e ancora una volta il talento di Malcolm McDowell splende, grazie a gesti ed espressioni che lo riportano, seppur da un letto d’ospedale, alla malvagità pura dell’inizio film. Bellissimi ed iconici i costumi, insieme alle scenografie reali o ricreate, mai banali e semplicemente d’impatto. Così come lo è l’intero film, da rivedere più volte.

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