Recensione su Qualcosa nell'aria

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27 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Gilles è uno studente liceale capellone e comunista, in un sobborgo parigino della francia a cavallo tra ‘60 e ‘70. E’ politicamente attivo, amorosamente piuttosto passivo, nel senso che si fa smollare da una tipa che prima si mettera con un quarantenne hippie di quelli unbearable e poi si spiaccicherà da una finestra, e poi accetta la corte di una tipa brutta ma con le poppe grosse, sua compagna di lotta. Scappano alla rinfusa in Italia, lui è artista, mezzo artista mezzo boh, forse vuol fare cinema, ma col ca**o che fa quei mattoni pallosissimi sulla condizione dei contadini in Laos che vede girare ai compagni registi. Assayas racconta il maggio francese, anzi, subito dopo, come recita il titolo originale. Il problema è che in effetti non è proprio una pista mai battuta, nonostante il chiaro riferimento autobiografico, questo desiderio appena nato di fare del cinema, e di farlo “diverso”, contribuisce a dare un taglio personale. Per il resto tutto il repertorio fricchettone si trova, India e santoni, acido, colonna sonora del porco clero, trip, ciclostile, guardiani fasci, siamo vicini ai compagni operai della FIAT, sandali, gonnelloni e colorate maglie investibili. Si capisce anche che la tentazione di mettere in scena un periodo così fuori dalle righe, quale è stata la primavera sessantottina francese per chi l’ha vissuta direttamente, sia irresistibile, ma inevitabilmente un po’ di maniera. Però ci sono questi ragazzi, che hanno chi più e chi meno le idee chiare sul futuro, anzi, soprattutto meno, e che si trovano ad affrontare in quel contesto le scelte e le passioni che tutti i ragazzi prima o poi hanno da affrontare. Qui si mostra quanto universalmente culturale sia il diventare grandi. Ciò detto fanculo, volevamo strafarci ed avere i genitori ricchi e uno studio tutto nostro con la moquette dove dipingere per terra, rotolandoci anche nudi con la nostra tipa gnocca, pure tutti noi.

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