Recensione su Antichrist

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La presunzione di Von Trier. / 3 Luglio 2022 in Antichrist

Mi domando perché, fra tanti mestieri, Von Trier abbia scelto proprio quello di regista, con tutto il rispetto nei suoi confronti per me i suoi film sono un lampante esempio di cosa non dovrebbe essere il cinema.
Premetto che non sono una persona che vede i film in modo superficiale, sono un tipo che cerca, ovviamente in basse alle scarse potenzialità di cui Madre Natura l’ha dotata, di cogliere sempre qualche messaggio nascosto in ciò che vede o in cio’ che legge ma qui, per quanto mi sforzi, non riesco a cogliere altro che il nulla assoluto.
Sarà la mia idiosincrasia per il regista danese, sarà che in questo periodo non sono in vena di affrontare simili visioni, fatto sta che questo film mi ha messo addosso un senso di fastidio come non provavo da tempo.
Ero rimasta colpita dal prologo del film, a mio parere un autentico capolavoro di fotografia, ma poi mi sono trovata davanti al nulla, un nulla a tratti irritante, un film senza alcun senso(lo so che molti sono riusciti a vederci milioni di simboli, sono riusciti a dargli milioni di interpretazioni, ma io non ce l’ho fatta proprio, sono spiacente) e ciò che mi fa maggiormente incavolare è che i primi sei minuti mi stavano quasi facendo ricredere sulle potenzialità di questo regista, stavo quasi per gridare al capolavoro, ma sono rimasta irrimediabilmente, ancora una volta, delusa.
Ciò che più mi ha dato fastidio è la mancanza di idee da parte di Trier, questa sua voglia di scandalizzare mettendo insieme immagini forti costruite ad hoc che, alla fine, risultano solo fasulle.
E’ un film che alla fine non ti lascia niente, che non ti colpisce, che non ti coinvolge, che non ti scandalizza come avrebbe dovuto secondo la sua idea.
Molto probabilmente il suo intento era quello di colpire come un pugno nello stomaco la mente e la psiche dello spettatore, ma fallisce nel suo compito, trasformando il suo film in un’ accozzaglia di immagini messe lì, senza alcun senso logico.
Peccato perché i primi sei minuti e la splendida fotografia mi avevano, come detto, fatto gridare al miracolo e invece mi sono trovata davanti il solito regista con la sua solita presunzione di saper fare dei film d’autore.

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