2009

Antichrist

/ 20096.7292 voti
Antichrist
Antichrist

Una coppia perde il figlio in seguito ad un incidente domestico. Per riconquistare un po' di equilibrio e per salvare il loro rapporto ormai in crisi, i due decidono di trascorrere una vacanza in una cascina: presto assisteranno a fatti angosciosi ed inquietanti.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Antichrist
Attori principali: Willem DafoeCharlotte GainsbourgStorm Acheche SahlstrømRegia: Lars von Trier
Sceneggiatura/Autore: Lars von Trier
Colonna sonora: Kristian Eidnes Andersen
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Costumi: Frauke Firl
Produttore: Meta Louise Foldager, Peter Garde, Peter Aalbæk Jensen
Produzione: Germania, Danimarca, Francia, Italia, Polonia, Svezia
Genere: Drammatico, Thriller, Horror
Durata: 108 minuti

Ansiosissimo / 6 Luglio 2016 in Antichrist

angosciante, disturbante, inquietante.
interpretazione fantastica.
tutto quel che mi aspettavo.
dovendo proprio trovare un neo…non mi è piaciuto il doppiaggio.

Profondamente disturbante! / 8 Settembre 2015 in Antichrist

Film profondamente disturbante, già dal prologo. Con questa pellicola, Lars Von Trier ci accompagna attraverso le paure e il lato oscuro della psiche umana, e descrive in maniera cruda il suo lungo periodo di depressione, lasciandoti un senso di dolore e disgusto.

18 Maggio 2015 in Antichrist

Credo di non esagerare se dico che questo è uno dei film più estremi e disturbanti della storia del cinema, o almeno sicuramente del cinema cosiddetto d’autore.
Qualche tempo fa, il buon Von Trier ha attraversato la sua personalissima selva oscura, cadendo in un periodo di depressione che ha deciso di curare (anche) continuando con il suo lavoro e tirando fuori il film de quo (Dante, invece, aveva pensato bene di scrivere la Divina Commedia, ma erano altri tempi).
Una pellicola del genere se la facessi io o voi (o i nostri vicini di casa), verremmo immediatamente rinchiusi e la chiave buttata nella Fossa delle Marianne.
Ma l’ha fatto Von Trier e quindi siamo qui a parlarne come (l’ennesima) esperienza cinematografica autoriale sui generis prodotta dal cineasta danese da molti apprezzato se non proprio idolatrato.
Adesso, a parte le battute, questo film è indubbiamente forte, sciroccato, capace di far discutere.
È un’esperienza estrema come il base jumping dalla stratosfera (alla Baumgartner, per intenderci).
Ci va il pelo sullo stomaco, come si suol dire.
È una pellicola le cui esplicite manifestazioni gratuite di violenza, orrore, sesso (mischiato a violenza ed orrore fino a sconfinare nel sado-maso cruento), lasciano a dir poco interdetti.

Il film inizia con un prologo tecnicamente molto interessante. Un rapporto sessuale con tanto di penetrazione esplicita al ralenti, subito in apertura, che sta lì ad avvertire lo spettatore che si fosse eventualmente approcciato alla pellicola senza sapere bene a cosa andasse incontro.
Quell’immagine scuote inconsciamente per la sua gratuità (avete presente Tyler Durden in Fight Club che monta fotogrammi porno in mezzo alle pizze che proietta nei cinema per famiglie? Ecco più o meno siamo a quei livelli).
Poi c’è il dramma.
Fine del prologo.
Inizia il senso di deja-vu.
Kieslowski, Film Blu.
Una madre (anche lì un’attrice francese, peraltro fisicamente simile) che elabora il lutto familiare in un modo assolutamente particolare.
Ma qui Von Trier va oltre. Va decisamente oltre.
Inizia la scalata su pareti inesplorate della cinematografia.
O forse no.
Perché il senso di deja-vu continua ad accompagnare lo spettatore, cui sembra di assistere, prima, ad uno dei tanti horror debitori a L’esorcista. Poi, nella drammatica e violenta escalation finale, ad uno splatter alla Hostel.
Il tutto condito da scene di sesso esplicito, che spesso sfocia nel violento e nel sanguinolento, oltre ogni immaginazione.

È un film estremo, dicevo, ma non so neanche più se si possa parlare di cinema in casi del genere.
È una auto-terapia psichiatrica (resa pubblica) di una persona che non stava bene e che ha cercato di esorcizzare la propria squilibrata visione della donna.
Un regista che chiude 100 minuti di pellicola con una dedica a Tarkovskij, magari covando la segreta speranza che richiamando un genio si venga a propria volta identificati in quella categoria.

Non mi sento di dargli un voto, ed è la prima volta che mi capita.
Nonostante tutto il biasimo che gli si possa far colare addosso, infatti, Antichrist non può non essere considerata un’opera interessante. Da vedere, con le dovute avvertenze, anche soltanto per capire i limiti fino ai quali la settima arte e la creatività pura possono spingersi.

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13 Aprile 2015 in Antichrist

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una spostata affetta da delirio mistico-delirante sposa lo psicoterapeuta più scrauso al mondo, ci fa un figlio e lo lascia cadere dalla finestra.
Poi vanno in gita in montagna e lui eiacula sangue a arriva bambi con i suoi amichetti e lei gli pianta una ruota nella gamba ma poi si pente ma non trova più la chiave inglese insomma succede un casino!

9 Aprile 2015 in Antichrist

Profondamente disturbante, analitico e splendidamente simbolico, Antichrist è un’opera estrema e riuscita, che torce le budella fin dall’eccellente prologo in bianco e nero, accompagnato solo dall’aria del Rinaldo di Handel; Lars Von Trier non è di certo digeribile da tutti ma a me è parso che Antichrist sia innegabilmente un’opera importante, sentita, viscerale e sia che la si ami sia che la si odi non può lasciare indifferenti. Ho apprezzato molto la tematica -seppur la visione nera del regista, nella sua interezza, risulti difficilmente condivisibile- declinata secondo un genere che non mi sarei aspettata, l’horror psicologico con un tocco di gore. E qualsiasi cosa decida di fare Lars, la farà bene: in un bosco che sembra partorito dalla mente di Bosch (e quanta bellezza in quei rami, che inquadrature, specialmente una sul finale che ricrea le forme e le atmosfere di Bosch inquietando moltissimo), si consuma una lotta tra mente razionale e irrazionale, uomo e natura, uomo e donna, attraverso immagini anche essenziali, violentissime, fino al finale sibillino, che io ho interpretato in un certo modo, insieme a quei tre simboli celesti e animali che così efficacemente scandiscono i capitoli in cui è diviso il film. Senza rivelare troppo, ho trovato che il simbolismo sia stato gestito molto bene, tirando poi le fila nel finale caotico, desolante, così mordace. In questa distruzione interiore del singolo piuttosto che del pianeta terra e dell’umanità tutta di Melancholia ho sentito che Lars ha affondato ancora più profondamente la lama, realizzando di fatto un film terribile e irrinunciabile, che non so se voglio rivedere domani ma che ho sicuramente amato tanto ieri.

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