Recensione su Ant-Man

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Ant-man, un “piccolo” eroe per un “piccolo” film / 16 Agosto 2015 in Ant-Man

Ant-Man si prospettava come una pellicola colma di dubbi e perplessità sulla sua effettiva riuscita. Non tanto per essere basata su un fumetto meno noto al pubblico rispetto ai vari Thor, Ironman, Capt. America e compagnia, e nemmeno per l’essersi presentato immediatamente tra due pellicole di gran lunga più considerate nel proficuo franchise Marvel (è la pellicola che succede ad Avengers: Age Of Ultron ed è quella che precede l’atteso terzo film di Capt. America basato sul fumetto Civil War). Il vero problema di Ant-man era legato alle varie divergenze emerse in corso d’opera, dove spicca sicuramente l’abbandono di Edgar Wright dalla cabina di regia e la sua sostituzione con lo statunitense Peyton Reed. La domanda da porsi quindi era: quanto ne ha risentito la pellicola alla fine di queste divergenze?
Bisogna ammettere che Ant-man è un film che si è sempre presentato con una certa modestia (e una certa prudenza) nei confronti del pubblico. Si erano infatti generate nei mesi precedenti all’uscita poche aspettative rispetto, ad esempio, ad un (presunto) rivoluzionario Age Of Ultron. Anche il personaggio principale mostrava da parte del pubblico decisamente poco appeal rispetto ai vari dei del tuono, miliardari con armature ipertecnologiche e supereroi muscolosi dal sapore patriottico. L’eroe di turno, questa volta, è in grado “solo” di rimpicciolirsi e ingrandirsi a proprio piacimento, nonché di controllare e guidare a propria discrezioni truppe (se non eserciti) di formiche.
Le impressioni positive sono offuscate inizialmente da una prima parte piuttosto standard, soprattutto per i canoni di queste tipologie di prodotto. Abbiamo la solita presentazione del protagonista e dei comprimari che lo accompagneranno nella riuscita dell’impresa, l’introduzione del solito cattivone ambizioso e senza scrupoli, oltre a tutte quelle sequenze assimilate negli anni facilmente dal pubblico ma da cui è impossibile esitare di mostrarle (l’aura di predestinazione che avvolge l’eroe, l’indispensabile addestramento per controllare i suoi “poteri”, i problemi sociali e affettivi che affliggono il suo alter-ego umano). Se però si chiude un occhio su questi passaggi di rito, possiamo dire che il film si rivela un prodotto piacevole, dove il lato humour della Marvel e le sequenze action sembrano trovare un equilibrio notevole e che raramente viene preso in considerazione. Per rendere bene l’idea, potremmo definire Ant-Man l’anello mancante tra il tono scanzonato e giocoso di Guardiani della Galassia e quello serioso e intrigante di The Winter Soldier. Anche il plot, pur rimanendo ancorato a quei canoni sopracitati, si distingue in un certo senso dagli altri prodotti di stampo supereroistico. Oltre all’action e alla commedia, la pellicola (in particolare nella seconda parte) sembra volersi assumere un tono quasi da heist movie.
Le sequenze in cui Ant-man si rimpicciolisce regalano momenti particolarmente riusciti perché mostrati proprio dal punto di vista dell’uomo formica e si rivelano perciò in grado di coinvolgere facilmente il pubblico. Una vasca da bagno che viene riempita d’acqua assume le fattezze di una terrificante onda anomala se guardata con gli occhi di una persona alta solo pochi centimetri, così come una tubatura dell’acqua può apparire alla stregua di un furioso torrente in piena.
E’ quasi doveroso citare, a riguardo, una delle sequenze finali, inaspettata e sorprendente nella sua realizzazione. Una scena che, sinceramente, ti aspetteresti più da un film come Interstellar di Nolan, piuttosto che da un lungometraggio dedicato all’ennesimo supereroe Marvel.
L’unico dubbio legato al film rimarrà il seguente: è inevitabile chiedersi quanto questo Ant-man sia opera di Edgar Wright e quanto sia invece opera di Peyton Reed. Un dubbio che, almeno per il momento, rimarrà tale. Ma lo spettatore avrà perlomeno la possibilità di abbandonare la sala sapendo che questo quesito non avrà intaccato la buona riuscita del film.

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