5 Recensioni su

Anomalisa

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L’inarrestabile crescita dell’entropia affettiva / 27 Luglio 2017 in Anomalisa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Pare condannato alla rinuncia di qualsiasi legame stabile l’esperto motivazionale Michael Stone, come suggerisce una delle ultime sequenze, il carrello che lo coglie come un estraneo tra familiari e amici a fissare il mezzo busto di un automa dalle sembianze femminili, dispositivo artificiale immune da quel processo di omologazione percettiva della voce e del volto, che coinvolge chiunque incroci il suo cammino.
E nella scrittura antihollywoodiana di Charlie Kaufman, pessimistica, ironica, ermetica e metaforica, il nome Stone non può essere stato scelto casualmente, ma rimanda a una disumanizzazione dell’individuo, alla perdita delle sue capacità emozionali ed affettive, alla riduzione dell’esistenza a impersonali funzioni meccaniche. Lo stesso protagonista ipotizza più volte di avere un malessere psichico (la vera anomalia?): una forma di depressione per cui tutto lo annoia; o di schizofrenia per cui le sue relazioni periscono senza un motivo; o di narcisismo patologico dal momento che è sempre lui a chiedere qualcosa alle sue partner.
Il nome dell’Hotel in cui Michael si sistema dopo il viaggio a Cincinnati, Fregoli, definisce un disturbo ossessivo in forza del quale ci si sente costantemente perseguitati da una persona che si crede di riconoscere negli altri, il cui differente aspetto sarebbe ottenuto solo grazie ad abili travestimenti.
Eppure qui ricerca la sua vecchia fiamma, non la teme, sembra anzi provare nuova attrazione o rimpianto. Non si può spiegare il suo comportamento con la sindrome di Fregoli. La pellicola vuole comunicare altro. Egli incarna, benchè in modo accelerato ed esasperato, il processo di innamoramento comune a chiunque, comprimendo parossisticamente i termini dell’incanto iniziale e riducendolo ad infatuazione passeggera.
Quel processo di omologazione percettiva è il frutto di una entropia relazionale che tende ad uniformare tutti, compresa Lisa che nel giro di poche ore passa dall’essere irripetibile e speciale all’essere ordinaria e fastidiosa, uguale agli altri nella voce e nel volto. Questa entropia, appiattendo le differenze che rendono possibili i processi termodinamici del desiderio e dell’innamoramento, sembra inevitabile per il protagonista.
La velocità con cui si perde interesse per le persone, la facilità del ricambio, la diminuzione dell’empatia, l’appiattimento delle differenze, la diffusione di modelli omologanti basati su bisogni indotti, sono forse anche inevitabili in un mondo interconnesso, dove la quantità di informazioni e sollecitazioni è superiore alla capacità di assorbirli con correttezza ed equilibrio, un mondo il cui scopo principale è l’aumento della produttività (di cui Stone si occupa direttamente per lavoro).
Come si riduce un cervello sottoposto a questi livelli di pressione? La testa del protagonista sembra sfaldarsi più volte, in senso sia lato che effettivo, per svelare il mistero e questo film prova a suonare il suo campanello d’allarme con una ipnotica fotografia dai colori caldi, nonchè una stupefacente mobilità e varietà espressiva dell’animazione stop-motion che restituiscono vitalità e umanità all’apatia dei personaggi e forse anche inattese capacità empatiche ed autocritiche agli spettatori.

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Fantastico lavoro / 4 Novembre 2016 in Anomalisa

Charlie Kaufman, quello, tra gli altri, dietro ad “Eternal Sunshine”, torna con un film decisamente particolare e drammatico, che ci porta, nell’arco praticamente di un giorno, nella vita di Michael Stone, acclamato oratore motivazionale. A Cincinnati per una conferenza, l’uomo, affetto dalla sindrome di Fregoli ed estremamente solo e depresso, conosce Lisa, una persona diversa dagli altri. La notte passata insieme nell’hotel nel quale si conoscono lo toccherà profondamente. Altro non dico perché è un film che va scoperto, assaporato e goduto fino al massimo. Decisamente un lavoro fantastico che tocca argomenti, soprattutto quello della solitudine e del trovare un senso alla propria esistenza, che non possono non colpire chi guarda. La tecnica con la quale è stato realizzato il film è molto particolare, è uno stop motion che riesce al tempo stesso a dare vitalità ai personaggi e a renderli incredibilmente realistici, riuscendo veramente a farti impersonare nel protagonista. Un grandissimo lavoro, che ribadisce, tra l’altro, il fatto che realizzare un film d’animazione non comporta fare qualcosa “per bambini”, anche se tanti ancora devono capirlo.

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Il risveglio dal sogno / 19 Settembre 2016 in Anomalisa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film kaufmaniano fin nel midollo, impregnato com’è di riflessioni sull’alienazione umana legata al logorio della vita moderna, in cui le relazioni interpersonali, pur ambendo ad un profondo ed idealizzato romanticismo, si risolvono in pura meccanica, nella mera soddisfazione di bisogni fisiologici, come mangiare, fare sesso, dormire (e, forse, sognare).

Così, come dimostra l’efficientissimo servizio in camera dell’hotel Fregoli (pseudonimo usato tempo fa dallo stesso Kaufman), qualsiasi necessità corporale può essere assolta da un personale attento e preciso quanto, volendo, invisibile (in questo senso, non è un caso che il protagonista si occupi del miglioramento dei servizi di assistenza telefonica delle aziende, i cui operatori sono, come dire, impalpabili) e al sesso si può supplire in maniere diverse (come dimostra la bella e antica bambola giapponese).

Il film veicola un messaggio cinico quanto plausibile: alcuno di noi è così speciale quanto terzi vorrebbero fargli credere, soprattutto quando l’esaltazione delle sue inconosciute virtù concorre ad un avvicinamento tra le parti. Al contrario, ciascuno è incommensurabilmente speciale, a prescindere da terzi. Purtroppo, per molti (se non per tutti, in fondo), una controparte utile ad afferrare il “volume” occupato nel mondo e a concepire come attraenti le proprie doti e/o capacità è necessaria.

Illudendosi di aver trovato una nuova ragion d’essere in un’anomalia della società (un essere umano con una voce diversa da quella di tutti gli altri), il protagonista è proteso a soddisfare le proprie brame egoistiche, vieppiù convinto dal fatto di stare facendo felice un’altra creatura, apparentemente bisognosa di attenzioni esterne, in uno scambio probabilmente equo di attenzioni (io rendo felice te che fai felice me).

Il risveglio dal sogno forse uccide, mai tradisce, canta qualcuno, ed è questo che accade al protagonista: dopo una notte d’amore ed un incubo (degno di Essere John Malkovich), la realtà emerge dalle brume dell’esaltazione amorosa, l’oggetto del suo interesse è ormai omologato al contesto, ha perso il proprio fascino, ogni malìa.
In realtà, la persona portatrice ed incarnazione di quella anomalia che ha attirato la sua attenzione (ed egli stesso, dopotutto, è tale) è una creatura ricca di inaspettati recessi (dalla natura della sua cicatrice alla conoscenza della cultura giapponese) che solo il tempo, la cura e la pazienza sarebbero in grado di svelare.
Nell’urgenza di dare un nuovo senso alla propria vita, il protagonista si smarrisce e, sull’altare dell’autocommiserazione, brucia, così, anche il suo mistero.

Sproloqui… pardon, riflessioni a parte, animazione strepitosa.

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Amore a 10fps / 8 Giugno 2016 in Anomalisa

Delicato, dolce, lento, noioso. Ha dalla sua che tratta il tema dell’amore e del disinnamoramento in maniera originale e sofisticata, se così si può dire, ma nulla più. Originale sia la trovata narrativa sia la veste grafica, ma per il resto è come prendere la parte di un film d’amore qualsivoglia che qui viene analizzata, dilatarne i tempi affinché duri quanto un film intero e non solo quanto una scena e…il piatto è servito.

Consigliato a: Chi esce da una storia d’amore. Vedere per credere.

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Intelligente e melanconica critica ad un sistema che non lascia più spazio alle singole individualità. / 26 Febbraio 2016 in Anomalisa

Diretto e prodotto da Charlie Kaufman e Duke Johnson, di cui il primo ( ovviamente ) ne ha scritto anche la sceneggiatura, Anomalisa è un film di animazione realizzato in stop-motion. Un dramma che tratta il tema dell’omologazione, e delle angosce derivanti da un sistemico appiattimento delle differenze. Peculiarità che la pellicola non tarda a far emergere, nella sua solinga messa in scena della realtà, affidata a meri burattini dall’aspetto umano.
Non siamo così lontani da altri lavori scritti dal geniale anticonformista statunitense, che dopo Synecdoche, New York, realizza un’altra perla.
‘’Il film più umano dell’anno’’, recita un commento sulla locandina, e proprio su questa presunta umanità che la trama si dipana, travalicando lo stesso concetto di animazione, sempre più lontano da uno stereotipo classico; lontano, perché qui l’animazione è asimmetrica, non direttamente proporzionale ai suoi canoni, e quindi più vicina ad una realtà alienante, ricamata da paure e fragili solitudini. E quindi ci si addentra in questa austera singolarità, in questa sorta di ‘’manierismo’’ , che rende i suoi personaggi quasi innaturali, ma mai avulsi da un contesto omologato, legato ad immagini e suoni fissi.
Anomalisa è critica, intelligente e melanconica critica ad un sistema che non lascia più spazio alle singole individualità.

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