Anni felici

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Anni felici

Roma, 1974. Guido è un artista e vorrebbe tentare la strada dell'avanguardia, ma si sente limitato dalla presenza della moglie e dei figli che, ancora bambini, assistono ai drammatici allontanamenti e riavvicinamenti repentini dei genitori.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Anni felici
Attori principali: Kim Rossi StuartKim Rossi StuartMicaela RamazzottiMicaela RamazzottiMartina GedeckMartina GedeckNiccolò CalvagnaNiccolò CalvagnaSamuel GarofaloSamuel GarofaloBenedetta Buccellato, Angelique Cavallari, Ivan Castiglione, Sylvia De Fanti, Pia Engleberth, Francesca Cardinale, Anna Campori, Elena Bouryka, Francesco Ruggeri, Antonio Pennarella, Silvia D'Amico Bendico, Giandomenico Cupaiuolo, Enzo Ardone, Bianca Elton Ara, Marianne Domon, Rossella D'Andrea, Luca Davoli, Chiara Pegorer, Felice Levini, Giuseppe Orsillo, Ginevra Vulterini, Giulia Anchisi, Ninfo Burruano, Mostra tutti
Regia: Daniele LuchettiDaniele Luchetti
Sceneggiatura/Autore: Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Caterina Venturini
Produzione: Italia
Genere: Drammatico
Durata: 100 minuti

Dove vedere in streaming Anni felici

Un buon film / 17 Novembre 2014 in Anni felici

Mi pè piaciuto tutto dalla trama agli attori alla musica

Anticonvenzionale o convenzionale perché ormai tutto è anticonvenzionale? / 23 Ottobre 2013 in Anni felici

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La famiglia cinematografica di Luchetti è certamente tutto fuorché usuale e, tra un padre che si sforza di non esserlo perché sinonimo di “schifo”, una madre prigioniera di un rapporto che crede possa darle sicurezza -tentando a sua volta di imprigionare un marito di vedute troppo aperte quando si parla di lui, e troppo chiuse quando il soggetto è sua moglie- e due bambini quasi invisibili agli occhi di un genitore assente e di uno che, troppo presente, finisce per non capirli davvero, a mala pena si trova un equilibrio per andare avanti.

Una famiglia particolare in cui regnano sovrani l’insoddisfazione, il senso di mancata realizzazione di sé stessi -ognuno nei propri ruoli-, la voglia di provare il nuovo -per reale curiosità o perché portati a farlo-.
Una famiglia che ci fa storcere il naso e scuotere la testa, perché un marito che lavora con modelle nude, una moglie che si innamora di un’altra donna e l’accettazione di entrambi dei rispettivi tradimenti, due famiglie che hanno tutto fuorché sostegno per i rispettivi figli e due bambini che hanno come esempi quelli che i genitori incredibilmente danno loro… beh, questa non è normalità.
Ma cosa è davvero la normalità? C’è davvero qualcuno che ha vissuto o vive nella casa della mulino bianco?

“Erano anni felici, ma non ce ne siamo accorti”.
Allo stesso modo noi abbiamo assistito a tutto il film, ma fino alla fine non ci siamo accorti di quello che il regista voleva rendere protagonista: l’essersi reso finalmente visibile agli occhi dei genitori, per la prima volta. E ripropone la scena del tuffo in mare del bambino proprio per questo, perché prima non ci avremmo dato conto e sarebbe stata una scena come un’altra. Non avrebbe avuto lo stesso effetto illuminante.

E’ solo una famiglia insicura, che si adatta come può ai ruoli che la vita gli ha affidato, e comunque andranno le cose i suoi componenti non riusciranno mai ad essere totalmente certi di loro stessi e delle loro azioni.
Per questo, quando usciremo dalla sala, avremo quella strana sensazione di vuoto, come se mancasse qualcosa, come se non fossimo completamente realizzati. Perché: come il libro ci legge, come la poesia ci meraviglia, così il film ci ha guardati dentro, e ci ha trasmesso quello che le sue persone -perché non parliamo di personaggi, ma di vere persone- provavano.

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6 Ottobre 2013 in Anni felici

La fisicità e la materialità dei rapporti che legano i membri della famiglia descritta da Luchetti (è davvero la sua? O è la sua, mediata dal ricordo e dai desideri? Alla fine, poco importa), caratterizzate da un’attrazione quasi adolescenziale tra i genitori e da dimostrazioni d’affetto carnali e tenere da parte della madre, ben rese dalle inquadrature strette, serrate, indagatrici a livello epidermico e dalla bella fotografia di Claudio Collepiccolo, sono gli elementi-chiave della storia, al di là della messa in scena delle vicissitudini famigliari e dell’evidente egoismo dei membri della coppia protagonista che, alla ricerca delle singole identità (es.: ti amo, voglio starti vicina, così so che esisto, so di avere un ruolo societario), arrivano addirittura ad ignorare la presenza dei figli, mettendoli al corrente troppo precocemente, per esempio, di quelle dinamiche private che non dovrebbero varcare con tale leggerezza il perimetro del talamo (es.: anche se mi tradisci, sono serena).

Bravi tutti gli interpreti: la Ramazzotti si trova da tempo ad interpretare più o meno lo stesso ruolo, quello della bella madre in difficoltà, ma le riconosco una valida intensità e la capacità di rendere puntualmente concreti e credibili i suoi personaggi; Kim Rossi Stuart ineccepibile; i due bimbi notevolmente simpatici eppure dolenti (anche se il maggiore, a conti fatti, così maturo e lucido, rischia di sfiorare l’inattendibilità: ma mi rendo conto che si tratta di una semplificazione narrativa decisamente utile).

Dettaglio di non poco conto che ho molto apprezzato: il personaggio della Ramazzotti è, forse, particolarmente stereotipato (donna borghese che scopre orizzonti diversi da quelli a cui è abituata), però mi è piaciuto molto proprio per via della familiarità che caratterizza alcune sue sfaccettature. Oltre che il suo aspetto fisico (complici anche i bei costumi), la sua intensità mi ha ricordato lo slancio di alcune donne da me conosciute durante l’infanzia.

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