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Recensione su Anime nere

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Anime nere…fino in fondo / 26 novembre 2015 in Anime nere

Ragazzi… Che sorpresa!!! Dopo “Gomorra – la serie” non credevo che un film dello stesso genere avrebbe potuto colpirmi,così, a stretto giro, invece è (fortunatamente) successo! “Anime Nere” non è solo un film di genere, sarebbe riduttivo anche solo pensarlo, ma una specie di tragedia greca dove i personaggi non hanno nessuno scampo a causa del destino nefasto segnato nelle stelle.
La trama gira intorno alle vicende di una famiglia malavitosa calabrese, formata da 3ri fratelli: Luigi, Rocco e Luciano. Il primo è il più sicuro di se e fa lo spacciatore di droga internazionale; il secondo,quasi per rinnegare il suo passato, vive a Milano dove ha sposato una donna rispettabile (Barbara Bobulova) ed ha avuto una bambina, ma fa l’imprenditore col denaro illecito di Luigi; Luciano invece è il più grande dei tre, e quello che ha proprio cambiato vita : vive sempre in Calabria ma si dedica alle sue capre e all’azienda di famiglia , rifuggendo il passato ed esigendo dal figlio (Leo) 18enne lo stesso comportamento, con scarsi risultati. Il figlio invece ammira più lo zio ricco, malavitoso e ben vestito che il padre troppo per bene e che, secondo lui, non si fa rispettare dal clan rivale.
La novità rispetto ad un classico film di mafia/camorra/ndrangheta è l’analisi psicologica e le dinamiche familiari di tutti i personaggi, incluse le donne della casa, spettatrici passive delle decisioni altrui, che diventano il fulcro del film. Non è tanto importante la lotta tra clan, qui infatti non vedremo mai il capoclan rivale, cosa inusuale per un film sulla malavita, quanto lo sviscerare i rapporti interni, facendo provare empatia allo spettatore per poi provocargli uno shock!
Tutti i personaggi sono interpretati magistralmente, perfetta caratterizzazione senza essere mai didascalica, tutti loro hanno debolezze e finiranno per mostrarle tutte fino a creare un vortice nero di odio e disperazione. Le anime nere non hanno scampo, il passato non smetterà di tormentarle.
La fotografia un po’ scura, che mostra dei luoghi fuori dal mondo (Aspromonte), alternandoli a stanze chiuse e sotterranee, dimostrazione che a certa gente piace più il potere che il suo reale godimento, risulta perfetta per opprimere ancora di più lo spettatore.
Regia sorprendentemente, ammetto di non conoscere Munzi, ma mi riprometto di vedere altro da lui girato.

Ottime le musiche di Taviani, con un tema principale molto ritmato, con violini in primo piano e cantata in dialetto.

La scelta dell’inserimento dei sottotitoli italiani per quasi tutto il film mi sembra logica. Non tutti conoscono il calabrese stretto…

In conclusione…Perla da scoprire che ha meritato tutti i David di Donatello vinti (mi sembra 10)

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