Recensione su Andrey Rublyov

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8 Maggio 2013

Andrej Rublëv, nonostante le tre ore di durata, è uno dei film più coinvolgenti di Tarkovskij. Diviso in otto capitoli, più un prologo e un epilogo, racconta la vita del più importante pittore russo di icone. Attraverso questi racconti, viene chiaramente delineato il Medio Evo russo e con un procedimento già usato (vedi Ejzenštejn con l’Aleksandr Nevskij per esempio), si analizza e critica un periodo storico del passato per parlare del proprio presente; per queste chiare ragioni il film fu censurato. La Russia tra XIV e XV secolo era terra di conquista, fra gli altri dei Tartari e le condizioni di vita dei contadini erano atroci. L’indagine del regista non è solo politica, ma anche religiosa. Andrej Rublëv, pittore e monaco, è un uomo come noi. Si interroga su Dio e la vita. Ed ha paura di Dio, come dell’uomo. Il mistero della vita non può che essere indagato attraverso l’arte, l’unica capace di restare immortale col passare dei secoli (nell’epilogo infatti non c’è più il nostro protagonista, o meglio, è presente solo attraverso le immagini delle sue icone). Teofane, suo maestro, ha una visione negativa dell’essere umano, mentre il giovane Andrej ha fiducia nelle persone e crede che la fede sia la salvezza. Quel che lo turberà, sarà il massacro che avviene proprio dentro la casa di Dio. In quel momento prova disprezzo per l’essere umano e per se stesso, avendo anch’egli ucciso un uomo. Il suo pensiero muta quindi negativamente, ma lo spirito di Teofane, con cui parla, cerca di ricondurlo a Dio dicendo: “Eppure ci sono ancora delle cose belle al mondo”.

Presenti elementi tipici del regista, come l’acqua, simbolo di vita. Ma quest’acqua non è mai cristallina, è sempre rappresentata sotto forma di pioggia o contaminata dal fango e dalla vegetazione. Ho visto personalmente le sue icone a Vladimir e assistere ad una cerimonia ortodossa è stata, per me, un’esperienza che va al di là di ogni credenza religiosa.

1 commento

  1. paolodelventosoest / 1 Aprile 2015

    Ne ho iniziata la visione ieri sera; visti i primi episodi fino all’anno 1408, stasera continuo. Un film imponente che richiede una giusta dose di concentrazione in più. Un film davvero denso della simbologia degli elementi, dove l’acqua predomina, una incisione profonda sulla spiritualità russo-ortodossa e la sua “teologia della bellezza”. Notevole la disinvoltura di Tarkovskij nell’esposizione del nudo, l’episodio del rito pagano ha pure qualche eo della rivoluzione sessuale in atto in quegli anni.

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