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Recensione su An Education

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25 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film d’ambientazione più che di trama, o meglio, la trama c’è anche ma tanto è meglio l’ambientazione. Sullo sfondo di Twickenheim (ignoro come si scriva) 1961 una sedicenne si fa dare un passaggio a casa da uno con una macchina grossa e rossa. Brum brummmm.
Lui sta sui 35, la porta a fare la vita mondane e cosmopolita e convince persino i di lei mamma e papà. Però è un ladro. Ah, ma questo a lei va bene. Però è.. no, vabbè, può bastare.
Il punto è che incarna la gioventù pre-sessantottina, sul punto d’esplodere e alla disperata ricerca di una via di sfogo dalla controllata e rigida morale (inglese poi, figuriamoci). Parla francese, sogna Parigi e legge Proust (no, merda, non era Proust. Ne leggeva un altro che non ricordo. Cavolo, sono sinceramente contrito di non ricordarlo 🙁 Camus! Io non l’ho mai letto ma ecco cazzo, legge Camus. E ascolta Juliette Greco. E lui è il dandy coglione e simpatico e aumma aumma, che non è cattivo davvero ma si arrabatta per pagarsi la brum brum. Insomma, a lei la scelta. Mitici i genitori di lei, i soliti borghesi piccoli piccoli che vorrebbero solo vederla salire nella scala sociale, fanno ridere assai (a capir bene l’inglese anche un po’ di più) e per farla salire riescono a suggerire/fare la scelta sbagliata. Sempre. Insomma, bagliori all’orizzonte di simil-liberazione. Ma da fare ancora ce n’è. E per ora niente. Come al solito, aggiungerei.
E c’è anche Emma Thompson-preside che fa l’imitazione della Thatcher. Però i camini con le braci finte no, quelli non glieli perdono.

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