Recensione su Un lupo mannaro americano a Londra

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Appunti su un cult / 25 Ottobre 2017 in Un lupo mannaro americano a Londra

Cosa dire di questa mitica horror comedy? Per me è semplicemente un cult e come tale è oggetto di amore sconsiderato, per cui risulta difficile ricorrere alle argomentazioni oggettive. Provo comunque a fare qualche appunto al di là dell’istinto belluino che anima i nostri innamoramenti cinefili.
La sequenza iniziale: tanto semplice quanto efficace, gli scorci di una brughiera desolata con la struggente Blue Moon in sottofondo. Tanto basta per farci entrare nel mood di questo film.
Due amici zaino in spalla in questa desolazione che cazzeggiano, parlano di ragazze, poi la locanda, i paesani guardinghi, i presagi. Ti trovi in una brughiera circondata da bruma e oscurità con il cuore in mano. Il primo ululato è semplicemente agghiacciante, uno strepitoso indovinatissimo effetto sonoro.
Che altro poi. Beh direi l’ingrediente immancabile del cinema di Landis, la carnalità vivace, la nudità, il rossore delle guance, l’appetito sessuale. Una scena bella intensa tra il protagonista e l’ infermiera.
Il make-up che ancora oggi fa la sua bella figura. L’amico sbranato che ricompare coi suoi bei brandelli penduli, l’accurata sequenza di trasformazione dell’uomo lupo, il bel bestione peloso che appare in brevi shot con quegli occhiacci gialli da gufo allucinato.
La sequenza dentro al cinema a luci rosse, mentre danno See you next wednesday (gag ricorrente nel cinema di Landis), capolavoro del grottesco in cui sospiri orgasmici si alternano a una fantastica chiacchierata tra il protagonista, l’amico sempre più lacero e un gruppo di non-morti freschi di giornata.
Il cast? Niente di speciale davvero, eppure sono uno più perfetto dell’altro.

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