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Recensione su Amour

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15 maggio 2014

Ci sono film che fanno male. E ci sono film che invece scaldano il cuore. E poi c’è Amour. Che riesce in tutte e due le cose.

E’ lo stesso Haneke (già regista di Funny Games) a scrivere e dirigere con la stessa maestria di sempre, una storia d’amore che va oltre tutto ciò che è stato visto finora. Che si arma dei punti morti, del lento scorrere della quotidianità logorante e monotona per raccontare l’Amore.
E’ nel realismo più estremo che Amour risulta originale. Nel suo raccontare uno spaccato di realtà veritiera, possibile e dolorosa. Distante dagli artifici di cui spesso gode il cinema d’oggi. Spesso fautore di sogni. D’illusione.
Ma Amour no. E’ verità. E l’incarnazione di un sentimento su cui l’uomo ha fantasticato da sempre. L’amore eterno.

Sono attori pieni di rughe a calcare il set, non c’è spazio in Amour per amori giovani, passionali e vivaci. Haneke vuole raccontare di un altro tipo di sentimento. Quello rimasto fedele nel tempo alla promessa fatta sull’altare quando si era poco più che ragazzi. In quelle vecchie foto in bianco e nero.
Probabilmente un amore che solo chi ha trascorso la vita insieme può comprendere. Chi ha affrontato ogni tipo di difficoltà sempre al fianco della stessa persona, giorno dopo giorno, problema dopo problema. Un po’ come i miei nonni. E come gli stessi Anne e Georges, meravigliosamente anziani e innamorati.

Non è la nostalgia dei tempi andati il punto focale di Amour, ma la forza di un sentimento ancora vivo nel presente. Dopo anni e anni di convivenza. Un sentimento messo a dura prova dalla malattia. Un male degenerativo che porterà sempre più vicina Anne all’essere un corpo inerme. Privo di coscienza.
Ma è nella disgrazia, che l’Amore può risultare l’unica vittoria. Una consolazione. Un motivo per andare avanti.

Partendo da una sceneggiatura semi-banale, M. Haneke è riuscito a tirar fuori un grande film. Ricco di emozioni, di tatto. Un insegnamento nell’essere fedeli sempre, nella buona e nella cattiva sorte… finchè morte non vi separi.

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