13 Recensioni su

Amour

/ 20127.7245 voti

Intenso / 4 Gennaio 2016 in Amour

Intenso, fa sentire il dolore e la fatica dei protagonisti. La scelta di non inserire musiche all’interno del film risulta a volte pesante, però lo rende molto realistico.

Uno dei migliori film degli ultimi anni! / 11 Dicembre 2014 in Amour

Un film sull’amore, sul dolore e sulla morte, con due incredibili protagonisti: Jean Louis Trintignant, immenso nella sua asciutta disperazione, ed Emmanuelle Riva, che interpreta perfettamente l’anziana moglie colpita da un ictus (ottenendo per la sua prova anche una nomination all’Oscar).  Profondissimo, mai patetico e incredibilmente interessante per come tratta  il confronto con la fine della propria vita e il massacro della malattia. Molto laicamente Haneke vuole dirci che non c’è consolazione e non c’è un senso, mostrandocelo nello stile crudo che lo contraddistingue, senza sconti e con tantissima classe.

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15 Maggio 2014 in Amour

Ci sono film che fanno male. E ci sono film che invece scaldano il cuore. E poi c’è Amour. Che riesce in tutte e due le cose.

E’ lo stesso Haneke (già regista di Funny Games) a scrivere e dirigere con la stessa maestria di sempre, una storia d’amore che va oltre tutto ciò che è stato visto finora. Che si arma dei punti morti, del lento scorrere della quotidianità logorante e monotona per raccontare l’Amore.
E’ nel realismo più estremo che Amour risulta originale. Nel suo raccontare uno spaccato di realtà veritiera, possibile e dolorosa. Distante dagli artifici di cui spesso gode il cinema d’oggi. Spesso fautore di sogni. D’illusione.
Ma Amour no. E’ verità. E l’incarnazione di un sentimento su cui l’uomo ha fantasticato da sempre. L’amore eterno.

Sono attori pieni di rughe a calcare il set, non c’è spazio in Amour per amori giovani, passionali e vivaci. Haneke vuole raccontare di un altro tipo di sentimento. Quello rimasto fedele nel tempo alla promessa fatta sull’altare quando si era poco più che ragazzi. In quelle vecchie foto in bianco e nero.
Probabilmente un amore che solo chi ha trascorso la vita insieme può comprendere. Chi ha affrontato ogni tipo di difficoltà sempre al fianco della stessa persona, giorno dopo giorno, problema dopo problema. Un po’ come i miei nonni. E come gli stessi Anne e Georges, meravigliosamente anziani e innamorati.

Non è la nostalgia dei tempi andati il punto focale di Amour, ma la forza di un sentimento ancora vivo nel presente. Dopo anni e anni di convivenza. Un sentimento messo a dura prova dalla malattia. Un male degenerativo che porterà sempre più vicina Anne all’essere un corpo inerme. Privo di coscienza.
Ma è nella disgrazia, che l’Amore può risultare l’unica vittoria. Una consolazione. Un motivo per andare avanti.

Partendo da una sceneggiatura semi-banale, M. Haneke è riuscito a tirar fuori un grande film. Ricco di emozioni, di tatto. Un insegnamento nell’essere fedeli sempre, nella buona e nella cattiva sorte… finchè morte non vi separi.

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13 Agosto 2013 in Amour

Magistrale e struggente.

13 Maggio 2013 in Amour

Indietro non si torna. Credo che sia inutile sperticarsi sull’idea che Haneke abbia realizzato un film con l’intento di colpire chi ancora dipinga la vecchiaia come la stagione della placida e serena consapevolezza e della compiuta riflessione sul proprio io. Pur essendo una sfumatura della storia è riduttivo pensare che il significato di Amour sia solo questo. Certamente è più logico inquadrare la figlia dei due anziani coniugi come metafora di una società perlopiù indifferente e lontana (la frase che rivolge al padre nella prima scena, quando afferma che da piccola sentire i genitori che facevano l’amore er qualcosa di confortante, è a dir poco ridicola ed è un modo come un altro per lavarsene le mani e uscire dalla porta di casa con una frasetta semi-importante…di fatti la scena termina lì). Il rifiuto della malattia e l’ossessione per l’ospedalizzazione nel caso specifico rappresentano il modo con cui la coscienza sporca e l’egoismo vincono. Una figlia che perpetua il suo interesse personale di fronte alla madre morente è la summa dell’egoismo di oggi.
Il contraltare è un marito, un compagno di vita, devastato internamente ma capace di dimostrare amore in ogni gesto, in ogni attenzione, in ogni cura.
I film di Haneke colpiscono duramente lo spettatore, spesso per la ferocia e la negatività che portano in primo piano e lo stile diretto del regista contribuisce ancora di più a scalfire l’animo di chi guarda.
Per tutto il film non possiamo non provare compassione, tristezza e affetto per questa coppia abbandonata in una casa che sa di antico, di vecchio, di desolato, ma il messaggio positivo che si annida in questo film è rappresentato dall’amore di George per la moglie, dal suo continuo accudirsi di lei, motivato essenzialmente da un imperituro amore. Un amore così grande che lo porterà a riflettere sulla dignità e, ancora di più sull’incomunicabilità di tale amore.
La storia che George racconta alla fine credo sia la chiave del finale che molti apprezzano e tanti criticano. Non è una questione di religiosità o di politica, nè tantomeno di filosofia o etica, bensì di sentimenti: di amore, di paura, di sofferenza e dipendenza uno dall’altra.
Nell’essere critico e graffiante questo è il film di Haneke più positivo che abbia visto.
Bravissimi Trintignat e la Riva.

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La falce e l’amore / 17 Marzo 2013 in Amour

Sapevo che sarebbe successo, prima o poi. Non sono mica stupido. Pensavo, speravo, però, che succedesse a me. Lei era tutta la mia vita, non potevo fare nulla, però. Potevo solo aspettare, senza speranza, senza illusioni.
Nessuna mano ormai si poserà più sulle mie spalle, nessuna parola di confortò allevierà le mie angosce, nessuna carezza sfiorerà il mio viso.
Non riuscirò ad ingannare più la solitudine, mi pesa sulle spalle ormai, sulle palpebre, mi annienta. Bisognerebbe essere forti. Ma senza di lei ho perduto ogni energia. Ho male al petto. Ho male alla vita. Avevo ancora tante storie da raccontarle. Non poteva capitare a me?
Un film angosciante, realistico, senza alcun artificio narrativo. L’incalzare inesorabile della malattia, la sicurezza che niente sarà più come prima, che si è entrati in un tunnel oscuro senza speranza di poterne uscire, tutto questo è un vero pugno sullo stomaco. Mai, in nessun film, l’angoscia della morte impietosa e inevitabile è stata rappresentata in maniera così realistica. Almeno credo.

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Rappresentazione / 18 Febbraio 2013 in Amour

Pur concedendosi oltre misura al melò, il ritratto di Haneke è semplicemente incantevole nella sua genuinità, nella sua tangibilità, nelle sue spiazzanti sfumature e, in superficie, grandi caratteristi e affascinanti scenografie a suggellare il tutto. Cinema d’essai per alcuni (concesso in un numero disgraziato di sale), ma in definitiva semplice seppur imperfetta rappresentazione in senso lato.

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18 Febbraio 2013 in Amour

Toccante e spietato, freddo eppure vicino ai suo personaggi e alla storia, il film di Haneke è descrizione reale e intensa del progredire della malattia, della devozione di un marito e dell’amore del titolo, che in questo caso è senile e tenace. Giostrando le inquadrature, tutte in interni, con una precisione geometrica e con abbondanza di campi totali e piani sequenza, il regista accompagna passo dopo passo le vicende dei due personaggi, musicisti in pensione e interpretati benissimo da Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva. Il primo è il vero protagonista, ed è superbo nella sua interpretazione dignitosa e forte, la seconda riesce a mutare, passando da una donna tosta e ironica ad un’ombra di donna, non autosufficiente e debilitata a livello fisico e psicologico, mantenendosi sempre molto genuina.
Film duro e amorevole, bello.

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La pianista colomba / 27 Gennaio 2013 in Amour

La vita è una costellazione di eventi, una concatenazione di fatti che spesso agiscono su di noi lasciandoci spettatori. Il concetto di libero arbitrio è sottile, spietato, a volte fasullo. Ma una delle cose di cui siamo davvero padroni di noi stessi, nel bene e nel male, è la morte. La decisione della morte. Del voler morire, dello scegliere di morire, anche e soprattutto con estrema dignità. O per non perderla del tutto, quella dignità. Quando raggiungere questo diventa impossibile, la fortuna è l’avere accanto qualcuno che sappia ascoltare il nostro volere nei silenzi, così come nelle parole più sconclusionate ed incomprensibili. E se questo avviene all’interno di una casa, lasciando al di fuori tutto quanto (donna) – figli compresi – e tenendo stretta e protetta fra le mani eslusivamente la sinergia senza tempo di una coppia che non ha la forza di disgiungersi (uomo), il divario fra morte ed amore si assottiglia, fino a scomparire del tutto.
Una pianista che non può più suonare è come una colomba resa inerte da un plaid spiegazzato.

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20 Gennaio 2013 in Amour

Crudo, intenso, un pugno ben assestato nello stomaco da cui e’ difficile rialzarsi senza avvertire un profondo malessere, dovuto forse alla lotta interiore dei sentimenti contrastanti del protagonista, oppure all’inconsistenza delle altre figure di contorno capaci tutt’al piu’ di elargire buone parole. Questa e’ la vita e (forse) anche l’amore; meditiamo, gente, meditiamo….

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17 Dicembre 2012 in Amour

L’unione serena di una coppia di vecchi ex musicisti abituati da sempre a condividere le gioie e le difficoltà di una vita viene improvvisamente devastata a causa di un ictus che colpisce lei ed i cui effetti dilaniano inesorabilmente il patrimonio di affetti , di ricchezza interiore e di intensa complicità dei due .
Un film claustrofobico , volutamente lento , angosciante e doloroso , spietatamente calibrato nelle sequenze del penoso calvario dei due sino all’estremo quanto disperato atto d’amore , che lascia ampio spazio a critiche e giudizi morali diversi , che potrà anche infastidire qualcuno , ma che non mancherà di colpire soprattutto chi abbia già affrontato e vissuto realtà simili a quella descritta.
Jean Luis Trintignant ha dichiarato il suo definitivo ritiro dalle scene dopo quest’ultima interpretazione : non poteva farlo in maniera migliore !

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12 Dicembre 2012 in Amour

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Partiamo dal presupposto che Haneke può permettersi qualsiasi cosa. E lo fa, realizzando un film terribile e sofferente sulla vecchiaia e l’amore a la morte. Io ho sofferto tantissimo
Anne e Georges (la Riva e Tritignant) sono una vecchia coppia, che passano il tempo tra letture e musica. Si amano in un bell’appartamento, a Parigi forse, ma non conta un cazzo, perché tanto succede quasi tutto dentro all’appartamento. Lei ha un infarto. Torna a casa mezza paralitica, da quel momento George dedica la sua vita ad assisterla. Lei peggiora sempre di più, gli amici, giovani e vecchi che passano a trovarli, li ammirano e li compatiscono. Lui è stoico nella sua missione, e non molla mai, lei, fino a quando non esce di senno, vorrebbe morire. L’appassire dei corpi, ma non quello degli affetti, in una storia come detto terribile, ma nel senso del rigore con cui illustra un elemento, la vecchiaia, che tocca la vita di tutti anche se in genere è vietato parlarne. La mano ricurva del lato paralizzato era uguale a quella di mio nonno quando ebbe l’ictus, la bocca storta prima di morire. Terribile, l’ho trovata una amara e dolorosa riflessione sull’esistenza, senza scordare, dopotutto, che l’amore non vince. Però è lì.

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Che coss’é l’amor / 4 Novembre 2012 in Amour

Gran bel film, spietato come lo sono tutti quelli di Haneke ma al tempo stesso poetico come pochi altri. Come in tutta la sua fimografia questa è la fotografia di un momento, non sappiamo cosa è stato prima lo possiamo solo intuire così come in funny games, e questa fotografia è il decadimento, la malattia e infine la morte vista con distacco e lucidità.
Uniti in salute e in malattia: la complicità di due persone cha hanno passato una vita insieme e e sempre insieme si trovano ad affrintare la malattia di lei che inesorabilmente diventa un peso per entrambi.
Ma dove sta l’amore del titolo in un film di morte? Ovunque… Si vede in ogni gesto che Georges e Anne si amano, si rispettano e sono ognuno complementare all’altro.
Due attori superbi, Trintingnat e Riva, in un opera complessa e neorealista con primi piani fissi e fotografia sgranata che non puà lasciare indifferenti.
Sto ancora pensando al colombo, voi che idea vi siete fatti?

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