Recensione su Amityville Possession

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19 Agosto 2018

Nel 1979, in risposta al libro di Jay Anson sulle vicende lei Lutz (che venne riproposto nel primo “Amityville Horror”), Hans Holzer scrisse “Murder in Amityville”, dove raccontava (in maniera pessima e inventandosi un sacco di particolari) la storia dei DeFeo e il perché Ronald fu preso dalla sua follia omicida.
Cambiando nomi e passando dalla vendetta ‘da cimitero indiano violato’ alla più tranquilla (e redditizia, cinematograficamente parlando) possessione diabolica, con esorcismo allegato, Damiani confeziona un film dalle atmosfere tipicamente horror americano anni ’80, con splatter quanto basta, urla e litigi, effetti speciali e inquadrature ardite ma un filo imbarazzanti.
Il capostipite della saga non era tanto meglio, ma aveva il vantaggio di essere il primo. Il secondo capitolo non aggiunge o spiega nulla, riuscendo solo a rendersi imbarazzante.

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