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Recensione su American Psycho

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Un fantastico Bale. / 11 gennaio 2013 in American Psycho

Tratto dal best seller di Bret Easton Ellis, American Psycho vede come protagonista un eccezionale Christian Bale, in una delle sue interpretazioni migliori.
Performance, che insieme a quella de L’uomo senza sonno (The Machinist), surclassano di gran lunga il commerciale successo riscosso con la saga di The Dark Knight. O l’Oscar piovuto dal cielo partecipando a The Fighter.

American Psycho ci immerge nel patinato mondo degli yuppie (“giovani professionisti che abbracciano la comunità economica capitalista ed in essa trovano realizzazione” cit. wikipedia) degli anni ’80.
Un mondo in cui la competizione è tutto. In cui l’arrivismo è “il profumo della vita”.

Dove si è invidiosi del collega che riesce a prenotare nel ristorante (sempre al completo) più “in” della città, dove il bianco osso e il “guscio d’uovo” sono tonalità di bianco con DIFFERENZE SOSTANZIALI, che potrebbero cambiare radicalmente l’apparenza di un bigliettino da visita.
Raffinatissimi pezzi di carta in cui sembra esserci incisa “l’esistenza” dell’uomo d’affari di cui porta il nome.

A Wall Street contra apparire e non essere ed è un mondo spietato, dove è necessario primeggiare e dove si è costantemente ossessionati dal raggiungimento di questo obiettivo.
Dove gli uomini sono indistinguibili gli uni dagli altri. Sembrano fatti con lo stampino.
Stessi vestiti. Stesse pettinature.. stessi occhiali.

Ma non tutti possono reggere l’estenuante frustrazione data da questa vita agiata.
Qualcuno potrebbe perdere la lucidità. Potrebbe farsi scivolare di dosso la maschera della normalità, rivelando la propria voglia di evadere.
Di sfogarsi, di lasciarsi andare alle depravazioni più maniacali. Alle voglie più sfrenate.. ed è qui che entra in gioco il fascino macabro e malato di American Psycho, che non è altro che lo spietato racconto della sanità mentale di un uomo che se ne va, un po’ alla volta, lasciandolo immerso in laghi di sangue, a contare le vittime delle sue assurde efferatezze.

Parliamo di Patrick Batenam, nello specifico, un uomo pieno di ossessioni. Manie. Nevrosi. Abitudini.
Di giorno un edonista a tutti gli effetti (uno di quelli che scopa ammirando sé stesso allo specchio, risultando piuttosto nauseante), di notte un affascinante macellaio.

Harron propone un’ottima e coinvolgente analisi psichica di quest’uomo d’affari, creando un film decisamente violento, che dimostra come il materialismo più sfrenato potrebbe portare alla totale alienazione della mente umana.
Temi attuali ancora oggi.

Un lavoro valido, curatissimo nei dettagli, nelle musiche e nella fotografia che sembra essere ricoperta da una patina biancastra, plasticosa, che lo fanno sembrare in tutto e per tutto un film di trent’anni fa.

Patrick Bateman è un maniaco del cazzo (♥). Uno di quelli da idolatrare. Grottesco, brutale e completamente fuori di testa. Un villain che sa far ridere e rabbrividire.
E il sorrisetto depravato di Bale ne estremizza perfettamente ogni perversione.

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