Recensione su American Pastoral

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McGregor toppa alla prima / 31 Ottobre 2017 in American Pastoral

Il talento di Ewan McGregor come attore è indiscusso e sicuramente in questo film il pezzo migliore è lui, ma come regista deve fare sicuramente di meglio. La storia, che comincia nel dopoguerra, sicuramente interessante, ma troppo poco coinvolgente rispetto alle premesse, ha come protagonista una famiglia americana praticamente perfetta: il marito, Seymour detto “lo Svedese” Lvov (lo stesso McGregor appunto), è ricco, proprietario di una fabbrica di guanti e la moglie, Dawn (Jennifer Connelly) è una bellissima donna determinata che in passato è stata anche Miss New Jersey. La nascita della figlia, Merry (interpretata da grande da Dakota Fanning) cambia però le cose: da bambina mostra intelligenza e sensibilità, ma anche degli strani atteggiamenti e una forte balbuzie. Qualcuno ipotizza che la ragazza soffra della condizione di trovarsi all’altezza di due vincenti, di due persone al top. Col tempo, nella ragazza crescono sentimenti ribelli, rivolti verso i più deboli e verso gli eventi che stanno caratterizzando l’America del periodo, come la lotta per i diritti dei neri. E’ in un clima sempre più teso con i genitori, in particolare la madre, che avviene un attentato, del quale è fortemente sospettata la ragazza, che intanto è sparita. La ricerca della verità da parte del padre caratterizzerà il resto del film. Come detto, la premessa non è affatto male, ma McGregor, al suo debutto alla regia, si perde, con una storia francamente noiosa, personaggi stereotipati (anche se sicuramente la cosa è voluta, ma si esagera) e che lascia ben poco, se non giusto una buona recitazione da parte di lui e della Connelly, mentre la Fanning ha fatto di meglio. Un film che sconsiglio, peccato per Ewan, che è sempre molto bravo, sicuramente avrà occasione di portare qualche titolo più interessante.

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