2016

American Pastoral

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American Pastoral
American Pastoral

Dal romanzo di Philip Roth. Nel secondo dopoguerra, Seymour Levov assiste allo sfacelo della propria vita dopo che la figlia Merry scappa da casa ed entra a far parte di un gruppo politicizzato.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: American Pastoral
Attori principali: Ewan McGregorJennifer ConnellyDakota FanningPeter RiegertRupert EvansUzo Aduba, Molly Parker, Valorie Curry, Hannah Nordberg, Julia Silverman, Mark Hildreth, Samantha Mathis, David Strathairn, Ocean James, David Whalen, Corrie Danieley, David Case, Max Ivcic, Chuck Diamond, Brian Knoebel, Carter Ellis, Nick Marzock, Tommy Lafitte, Idole Zinobile, Peter Gannon, Emily Peachey, Jenny Vos, Davion Traylor, Chukky Okobi, Siovhan Christensen, Yannick Hogarth, Justin Lonesome, Steven Ravid, Ron Emanuel, Kathy Emanuel, Troy Bogdan, Justin Clarke, Benjamin Donlow, Amy Lyn Elliott, Joe Fishel, Electa Rawls
Regia: Ewan McGregor
Sceneggiatura/Autore: John Romano
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Martin Ruhe
Costumi: Lindsay McKay, Jeanie Baker
Produttore: Tom Rosenberg, Gary Lucchesi, Andre Lamal, Eric Reid, Terry McKay, Qiuyun Long
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 108 minuti

Esordio dignitoso / 30 Novembre 2017 in American Pastoral

Del romanzo di Roth, letto davvero tanto tempo fa, ricordavo così pochi (ma indelebili) dettagli che è come se non l’avessi mai letto, quindi non mi propongo neppure alla lontana un confronto fra libro e film.

A prescindere da questa (superflua) premessa, il lavoro di McGregor mi è parso quantomai dignitoso, pur a fronte di qualche problema a livello di sceneggiatura.
Per esempio, benché complessi, i protagonisti mi sono parsi particolarmente impalpabili e il conflitto lacerante che conduce la giovane Merry (una Dakota Fanning abbastanza incolore) a contestare la propria famiglia e ciò che essa rappresenta compare in scena senza una premessa, né uno sviluppo quantomeno aleatorio. In lei, si mischiano naturale ribellione giovanile e una presa di coscienza sociale che restano evidentemente troppo in superficie per poter essere assimilati e apprezzati.

Anche la rappresentazione della frantumazione del sogno americano galleggia pigramente fra un’ottima fotografia e una bella ricostruzione d’ambiente.
Inutile la presenza del “narratore” che non evoca alcun vero rimpianto, né è davvero funzionale allo svolgimento del racconto.

Non boccio il film, ma lo promuovo con riserva, lieta di aver visto sullo schermo un racconto comunque interessante: aspetto una seconda prova registica di McGregor più matura e confido in una sceneggiatura ben più solida.

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McGregor toppa alla prima / 31 Ottobre 2017 in American Pastoral

Il talento di Ewan McGregor come attore è indiscusso e sicuramente in questo film il pezzo migliore è lui, ma come regista deve fare sicuramente di meglio. La storia, che comincia nel dopoguerra, sicuramente interessante, ma troppo poco coinvolgente rispetto alle premesse, ha come protagonista una famiglia americana praticamente perfetta: il marito, Seymour detto “lo Svedese” Lvov (lo stesso McGregor appunto), è ricco, proprietario di una fabbrica di guanti e la moglie, Dawn (Jennifer Connelly) è una bellissima donna determinata che in passato è stata anche Miss New Jersey. La nascita della figlia, Merry (interpretata da grande da Dakota Fanning) cambia però le cose: da bambina mostra intelligenza e sensibilità, ma anche degli strani atteggiamenti e una forte balbuzie. Qualcuno ipotizza che la ragazza soffra della condizione di trovarsi all’altezza di due vincenti, di due persone al top. Col tempo, nella ragazza crescono sentimenti ribelli, rivolti verso i più deboli e verso gli eventi che stanno caratterizzando l’America del periodo, come la lotta per i diritti dei neri. E’ in un clima sempre più teso con i genitori, in particolare la madre, che avviene un attentato, del quale è fortemente sospettata la ragazza, che intanto è sparita. La ricerca della verità da parte del padre caratterizzerà il resto del film. Come detto, la premessa non è affatto male, ma McGregor, al suo debutto alla regia, si perde, con una storia francamente noiosa, personaggi stereotipati (anche se sicuramente la cosa è voluta, ma si esagera) e che lascia ben poco, se non giusto una buona recitazione da parte di lui e della Connelly, mentre la Fanning ha fatto di meglio. Un film che sconsiglio, peccato per Ewan, che è sempre molto bravo, sicuramente avrà occasione di portare qualche titolo più interessante.

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Buona la prima / 14 Settembre 2017 in American Pastoral

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ci accostiamo alle persone senza pregiudizi; tuttavia, non manchiamo mai di giudicarle male. Le giudichiamo male mentre siamo con loro, o quando parliamo di loro con qualcuno, o in qualunque altra occasione. E’ così che sappiamo di essere vivi: sbagliando. Riguardo allo Svedese, al fatto che la vita gli avrebbe spalancato le braccia e lo avrebbe portato ovunque volesse: su nessun altro avrei potuto sbagliarmi di più in vita mia.
La letteratura americana ha un grande merito: smonta pezzo per pezzo il Sogno americano, quel sogno individualista che vede l’uomo di successo come il coronamento della vita umana. Chi è lo Svedese? Un prodigio nello sport, un uomo buono, un capitalista avveduto, che sposa un’aspirante Miss America. Distrugge questa perfetta scena “bucolica” una figlia che, pur di ribellarsi ai genitori – e alla presunta perfezione – ed acquisire un’identità sua propria si avvale prima di sogni rivoluzionar-marxisti, poi della spiritualità indiana.
La trasposizione cinematografica, primo film di Ewan McGregor da regista, rende bene l’idea del libro, incentrato sul dramma interiore del protagonista. Se lo Svedese è messo nella sua ricerca dell’innocenza della figlia bene in evidenza, sono tralasciati però da McGregor i personaggi “minori” (ad esempio, la splendida Connelly, nevrotica e conflittuale, qui molto marginale). McGregor ci regala un buon film, abbastanza fedele al libro; pellicola non indimenticabile ma godibile.

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Film superficiale / 19 Luglio 2017 in American Pastoral

Film superficiale, che non riesce a esprimere quasi per nulla le motivazioni dei personaggi, che risultano distanti e incomprensibili. Lo Svedese rimane un Giobbe un po’ stolido, la moglie una psicolabile, mentre la figlia è alla fine grottesca nella sua discesa agli inferi. La trama è meccanica e poco coinvolgente; il make-up mai convincente.

. / 19 Marzo 2017 in American Pastoral

Una dei soliti film che si fanno dimenticare…

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