Recensione su American Hustle - L'apparenza inganna

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22 Gennaio 2014

La sensazione è quella di aver assistito a qualcosa di ben fatto, sotto ogni punto di vista.
Ottima, innanzitutto, la ricostruzione delle ambientazioni di fine anni ’70. Interni, esterni, costumi, trucco, parrucco e musiche, tutto azzeccatissimo. Ma del resto la colonna sonora, per dirne una, è stata curata da Elfman, mica dal primo sbarbatello da quattro soldi…
La storia, in parte tratta da fatti realmente accaduti, parla di finzione, dell’arte dell’inganno, dell’ambizione cieca, della giustizia che non necessariamente coincide sempre con la legalità, dell’importanza di sapersi porre dei limiti.
I personaggi sono tutti uomini e donne in bilico, sospesi in un divenire incerto, incapaci di scelte significative, e spesso troppo fragili e impauriti. Sono presi in un sistema che, per un verso o per un altro, li ha avviluppati, rendendo difficile divincolarsi. Ma c’è sempre spazio per una sana redenzione, che non è necessariamente il passaggio dal male al bene, quanto piuttosto, in questo caso, la presa di coscienza della direzione che bisogna dare alla propria vita e l’eliminazione delle zavorre che rendono impossibile il nostro personale viaggio. Fondamentale è poi il tema della necessità di combattere i ciechi impulsi dell’ambizione, che rischiano di farci travisare la realtà.
E’ un film che viaggia sempre sospeso tra sentimenti opposti, che guarda in faccia la banalità e i luoghi comuni del genere e gli volta le spalle, riuscendo ad essere “classico” e al contempo nuovo.
Gli interpreti sono stati eccelsi. In particolar modo ho apprezzato moltissimo le interpreti femminili. Prevedo che la Adams diventerà sempre di più un’attrice di riferimento ad Hollywood, è davvero bravissima.
Che dire, terzo film consecutivo di David O. Russel che vedo, terzo bellissimo film. Consigliatissimo

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