Recensione su American Graffiti

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10 Gennaio 2014

Negli anni Settanta non ero che un ipotetico sputo disperso tra le maglie del tempo che deve ancora venire; in compagnia di tanta altra bella (futura) gente, del resto.
Ragion per cui il mondo narrato da George Lucas è per me semplice storia.
E quindi curioso notare come, nonostante questo, American graffiti sia ugualmente riuscito ad immergermi in una parentesi di nostalgia in realtà mai vissuta. O meglio di malinconia. Quella tipica dei ricordi piacevoli ormai trascorsi.
Lucas ha toccato le corde giuste, creando un’atmosfera assolutamente capace di emozionare anche coloro che, come me, quel periodo non l’hanno vissuto.
Lo si guarda e, nel trasportare i deliri di quella notte a nostre personali e ben più recenti esperienze, si diventa partecipi del processo di formazione dei protagonisti. Perché i dubbi, le incertezze e la paura di crescere non sono certo una prerogativa della generazione anni ’70.
No, per quella stradina ci siam passati un po’ tutti, anche se non alla guida di una chevrolet 1958.

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