Recensione su American Beauty

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14 Aprile 2013

Che la vita non sia la spumeggiante superstrada verso il successo che si sogna nell’adolescenza é una realtá con cui, prima o poi, chiunque si deve confrontare.
C’é chi, come Lester (un grandissimo Kevin Spacey), si fa sopprimere da una soffocante mediocritá, da cui cerca di fuggire sognando una relazione con l’adolescente amica della figlia.
C’é chi, come Carolyn, il successo personale cerca di inseguirlo con angosciante determinazione, salvo affondare nella disperazione una volta fatti i conti con le proprie miserie.
Le tensioni di una famiglia sull’orlo del (colpevole) tracollo e le pulsioni ribelli di un’adolescente trascurata compiono il resto del disastro, contribuendo a sgretolare, senza pietá alcuna, il mito dell’americano medio con villetta di proprietá e giardino da curare.
Un film che inizia egregiamente, in modo abbastanza trascinante da farti immedesimare nella condizione dei personaggi che compongono il quadretto familiare in sfacelo.
Poi però, purtroppo, iniziano a irrompere le consuete figure stereotipate di una certa America che a volte credi esista soltanto per alimentare se stessa a Hollywood.
Quella del colonnello dei marine in pensione, che odia i gay e ha un’arsenale in casa (magari con qualche cimelio nazista), e che in realtá odia perché (freudianamente) reprime (e qui mi é sembrato un pò troppo).
Quella dell’adolescente psicopatico, figlio del colonnello, che spaccia erba nonostante l’integerrima educazione militaresca.
Con queste due figure il castello di carte si rivela pronto per il preannunciato e sbandierato crollo.
Una regia asciutta, una discreta fotografia, una sceneggiatura con qualche banalità di troppo (lo showdown coadiuvato dalle cattive condizioni meteo é roba da cinema delle origini, per non parlare poi di Angela che si allontana nel momento clou perché deve andare in bagno! “Devo andare in bagno” per far allontanare un personaggio dalla scena di un omicidio é roba da tema delle scuole medie!!).
La grande colonna sonora originale di Thomas Newman e la buona rivisitazione di Because dei Beatles nei titoli di coda mi hanno quanto meno dato grandi soddisfazioni uditive.

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