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Recensione su American Beauty

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8 marzo 2013

Sam Mendes dirige con grande bravura e trovate sinceramente bellissime, un film scritto da Alan Ball, che si focalizza sulle problematiche e l’imperante conformismo tipici della middle-class americana. La storia è incentrata su una famiglia, ben caratterizzata nelle sue debolezze: madre frustrata, padre ignorato e figlia insicura. Lasciare il lavoro, flirtare con l’amica della figlia e tradire il proprio partner sono le vie di una fuga di un manipolo di persone incastrate nelle loro vite insoddisfacenti.
Il maggior pregio della pellicola sono i dialoghi: cinici, sarcastici, fortemente ironici, molti stuzzicanti e dritti al sodo. Dialoghi che comunque non sarebbero nulla senza che fossero pronunciati da qualcuno di bravo, come Kevin Spacey. Davvero una goduria il suo personaggio; bravi comunque anche gli altri: Annette Benning, perfettamente frustrata, Thora Birch e Mena Suvari, nella sua civetteria insicura. Molto carine la OST e la fotografia.
La pecca a mio parere sta nel climax finale, che ha una scrittura un po’ sempliciotta. Il movente e le cause di quel che succede sembrano troppo ovvie; il messaggio c’è, ma è veicolato in maniera banale. Nonostante ciò comunque, le battute e le scene finali sono molto belle e aggraziate, perfettamente in linea con il resto della pellicola.

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