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Recensione su Amabili resti

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13 marzo 2011

Premetto che per una serie di coincidenze mi sono trovata a vedere prima il film senza avere ancora letto il libro.
Per quanto la storia sia tutt’altro che leggera, questo film mi è piaciuto. Ho apprezzato la scelta di non indugiare sulla violenza con scene crude, anche se il faccino angelico della bellissima (e giovanissima) protagonista fa venire il groppo in gola al solo pensiero.
Il personaggio dell’assassino (un irriconoscibile Stanley Tucci) è veramente molto riuscito, con la sue nevrosi, l’hobby per il collezionismo (elemento che lo accomuna al padre della piccola vittima), l’aspetto apparentemente ordinario e soprattutto uno sguardo davvero inquietante (in realtà aiutato da un paio di lenti a contatto chiare). Io ho tifato per il padre: poveretto, gliene capitano di tutti i colori, e tra botte e fuga della moglie, la morte della figlia è solo l’inizio. Simpatica però la nonna-ubriacona (Susan Sarandon molto anni ’70, cotonata e con una spessa linea di eye-liner).
Ho trovato quasi disturbante la scena onirica nel bagno, con tutto quel sangue raggrumato e intriso di fango, il rasoio in bella mostra sul lavandino e soprattutto lui, l’assassino pedofilo immerso nudo in una vasca con un panno sul viso (la sua espressione malata quando mostra il volto è davvero da brividi). Un’altra parte davvero triste ed inquietante è quella in cui vengono passate in rassegna tutte le vittime del mostro, scoprendo che tra di loro c’è una bimba di 6 anni – quando Susie la incontra insieme alle altre vittime alle soglie del Paradiso e l’abbraccia piangendo mi sono commossa, ammetto.
Bellissime le scene ambientate nell’Aldilà, davvero un piacere per gli occhi con tutti quei colori.
Ecco, se devo trovare una pecca a questo film, direi che due cose mi hanno lasciata perplessa. Innanzitutto, la scena della discarica. A parte il fatto che speravo che la ragazza avesse un’intuizione sul contenuto della cassaforte, ho trovato francamente inutile la scena in cui Susie si “reincarna” brevemente prima di entrare in Paradiso per avere il primo bacio. Oltre a sembrarmi una scena tratta pari pari da ‘Ghost’, mi è parsa una scelta gratuita, poco coerente. La seconda cosa che mi ha convinta pochissimo, invece, è il fatto che un cadavere in decomposizione possa rimanere 11 mesi in una cassaforte all’interno di un seminterrato senza destare sospetti. Pur trattandosi di una cassaforte, dubito che non ne uscirebbe alcuna traccia olfattiva (quando la sorella irrompe nella cantina dell’assassino passa davanti alla cassaforte senza notare nulla. Davvero improbabile).
A parte queste pecche, un film molto bello, reso certamente inquietante dall’idea (retorica) che purtroppo storie così accadono davvero.

1 commento

  1. oblivion / 24 ottobre 2011

    Alla fine l’hai poi letto il libro? 🙂
    la scena in cui lei si reincarna in Ruth per stare ancora un po’ col ragazzo che ama, è fondamentale ai fini della storia e nel libro è raccontata in un modo che fa accapponare la pelle. Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di leggerlo, non te ne pentirai 😀

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