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Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

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Agente Lemmy Caution, missione Alphaville
Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

L'agente segreto Lemmy Caution si reca ad Alphaville, dove dice di essere un giornalista di nome Ivan Johnson che lavora per il Figaro-Pravda, per incontrare lo scienziato von Braun, che ha inventato un computer, Alpha 60, che controlla l'intera città condizionando le vite degli abitanti. Dopo aver preso alloggio in un albergo, Lemmy Caution conosce la figlia dello scienziato, Natacha von Braun, di cui finisce per innamorarsi.
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution
Attori principali: Eddie Constantine, Anna Karina, Akim Tamiroff, Howard Vernon, Christa Lang, Valérie Boisgel, Jean-Louis Comolli, László Szabó, Jean-Pierre Léaud, Michel Delahaye
Regia: Jean-Luc Godard
Sceneggiatura/Autore: Jean-Luc Godard
Colonna sonora: Paul Misraki
Fotografia: Raoul Coutard
Produttore: André Michelin
Produzione: Italia, Francia
Genere: Drammatico, Thriller, Fantascienza
Durata: 100 minuti

Il cuore sintetico di Parigi / 22 novembre 2015 in Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

(Pensieri sparsi)

Confesso che, durante la prima metà del film, ero letteralmente spiazzata, priva di riferimenti di qualsiasi natura che mi permettessero di trovare la rotta in un film in cui la logica che sottende le dinamiche sociali sembra totalmente esplosa.
Lentamente, credo di aver trovato gli agognati appigli, così anche le iniziali anomalie... continua a leggere » hanno assunto un aspetto più definito e le curiose e quasi ridicole incongruenze del film (sparatorie quasi fumettistiche, strane frasi ricorrenti, ecc.) hanno trovato giustificazione.

Alphaville, inteso sia come film che come città, è un incubo ad occhi aperti: spazi impersonali, assoluta mancanza di personalità, codici etici sovvertiti. Resta curioso il fatto che, urbanisticamente, Alphaville non sia altro che il cuore modernista di Parigi, fatto di cemento armato polito e impenetrabile, superfici vetrate e arredi minimalisti: il nucleo di una città così poliedrica, vivace, socialmente ed architettonicamente stratificata è, paradossalmente, un luogo praticamente privo di palpito vitale, regolato da un'intelligenza sintetica.

Affascinante l'uso quasi magico-animistico della parola, mi ha ricordato quel poco di Borges che conosco: parole e sentimenti sono strettamente connessi, il fatto di non poter dare un nome a qualcosa, qualora ciò neppure sia contemplato (come i sentimenti e i ricordi, banditi da Alphaville), ne nega l'esistenza. Dare un nome a qualcosa che non c'è è altamente illogico e la mancanza di logica è la più grave colpa possibile, in Alphaville.
La presenza ingombrante della logica sembra eliminare ogni possibilità di immaginazione: all'uomo non viene concesso di formulare ipotesi o riflessioni, la forza reazionaria degli individui, per quanto giovani, è totalmente annichilita. Alpha 60, il cervello elettronico che sottende l'organizzazione della città, ha stabilito in anticipo cosa gli abitanti della città, sorta di robot anaffettivi, possono o non possono fare/pensare.

Sono convinta che un vecchio videoclip di David Bowie, Jump they say, citi apertamente il film di Godard in almeno un paio di sequenze: http://bit.ly/QBY14v


24 marzo 2013 in Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un Godard di fantascienza distopica (ah, così si può dire?) e nouvelle vague. Sperimentalissimo, e non del tutto riuscito. Ad Alphaville (che è senza tanti complimenti Parigi ripresa negli scorci più moderni) la vita è retta dai principi della logica calcolati da un cervello informatico diffuso (e con una pessima raucedine). Vedere una storia di... continua a leggere » scienza-finzione calata su uno sfondo da noir anni ’60 lascia quel non so che di sfasamento.
Ha un po’ di fuoco?
Sì, ho fatto nove milioni di chilometri per darglielo.
E tutti si salutano dicendosi Io sto benissimo Grazie Prego.