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Recensione su Alois Nebel

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Certezze / 21 marzo 2013 in Alois Nebel

Amo i treni. Perché hanno il percorso fisso, segnato. Perché sono una certezza. E io ho bisogno di certezze. Delle piccole sicurezze quotidiane.
Detesto l’indefinito, il vago. Odio tutto quel che tremola incerto, indeterminato, ambiguo, sfuggente. Come la nebbia. E proprio di nebbia sono ora popolati i miei sogni, i miei incubi.
Mentre tutto intorno a me si contorce, si agita, mentre tutti sgomitano, trafficano, complottano, mentre tutto quanto sembra come un focolaio spento che si riaccende, io recito l’orario ferroviario. Come un rosario, come un mantra, come una litania.
Sono Alois Nebel, ferroviere. E trasformerò gli incubi in sogni, muterò questa gelida nebbia, questa schifosa caligine in una radiosa trasparenza. Ma solo perché mi va.

Tratto dalla grafic novel di Jaroslav Rudiš e Jaromír 99, Bílý Potok, ispirata ai fumetti americani degli anni ’50, ma con un disegno tipico del realismo socialista di propaganda. Il disegno in bianco e nero rende benissimo l’atmosfera plumbea, spettrale, di desolazione della Cecoslovacchia di fine degli anni ’80. Di quell’aggrovigliarsi di tensioni che venivano dal passato non ancora risolto, di quell’accumularsi di attriti e rivendicazioni che non facevano prevedere nulla di buono.
Alois Nebel vorrebbe dimenticare il suo passato, vorrebbe rischiarare la nebbia che lo avvolge. Ma per poterlo fare dovrà conoscere le cause della sua angoscia, del suo malessere, e dovrà fare i conti con questo passato.
qui la colonna sonora.

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