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Recensione su Almanya - La mia famiglia va in Germania

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17 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film si inscrive nel filone dei film interculturali europei, dove l’integrazione si è ormai consolidata ma restano le radici del passato a segnare i connotati, e le vicende, degli attori nel presente. Nella odierna Germania Husain, il capofamiglia turco arrivato negli anni ’50, ottiene con la moglie finalmente il visto tedesco. Durante una festa con figli e consorti e nipoti annuncia a tutti di voler fare un viaggio, tutti insieme, nella terra d’origine. Da qui il film procede su di un doppio binario narrativo, con la nipote Canan che si incarica di raccontare al cuginetto più piccolo, che il turco nemmeno lo sa, la storia di come il nonno avesse sposato la nonna in Turchia, fosse emigrato per trovare lavoro e infine riuscito a portare la famiglia con sé. Inutile dire che durante il viaggio, quello geografico e quello a ritroso nel tempo dei ricordi, ognuno dei tanti e chiassosi personaggi ritrova un po’ di sé, o esce comunque fortificato da un’esperienza che è paradossalmente sia un ritorno alle origini sia un qualcosa di nuovo, di fronte a cui ci si trova stupiti. E via sorprese, e sorrisi e ricordi teneri. Da notare in particolare come i Turchi di metà secolo scorso siano impressionantemente simili agli emigranti meridionali, coi baffi e la coppola; avessero detto che quelli erano italiani credo nessuno avrebbe avuto niente da dire. Quindi: un film fatto bene assai, non quello che non ci si scorda per tutta la vita, no, ma divertente e riflessivo e leggero insieme, in cui il ritorno indietro è un momento importante dello sviluppo famigliare/personale finalizzato ad andare di nuovo e ancora avanti.

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