Recensione su Allacciate le cinture

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7 marzo 2014

Volti bellissimi e corpi inattaccabili, quelli di Kasia Smutniak e Francesco Arca, protagonisti di “Allacciate le cinture”, ultima pellicola firmata da Ferzan Ozpetek, regista turco d’adozione italiana sempre dedito ai suoi classicheggianti temi: l’amore, l’amicizia, i segni del destino e le modalità di reazione di ognuno di fronte ad eventi del tutto inaspettati. Una storia scritta a quattro mani con Gianni Romoli (suo collaboratore in “Harem Suare”, “Le fate ignoranti”, “La finestra di fronte”, “Cuore sacro” e “Saturno contro”), una gestazione lunga diversi mesi che ha portato alla luce una fusione del dramma e della commedia, tra tenerezza e perturbazione. Con un respiro molto simile ai precedenti “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, l’atto di allacciarsi le cinture è la resistenza nella gestione delle turbolenze che la vita ha perennemente in serbo, obbligando presto o tardi a guardare in faccia le problematiche che irrompono nel cielo schiarito della vita quotidiana.

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