Recensione su Eva contro Eva

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La vittoria degli inganni / 1 Aprile 2016 in Eva contro Eva

Questo film dovrebbe incentrarsi su Anne Baxter e la sua Eva, invece l’occhio di bue è tutto per la fiammeggiante, irriverente, esplosiva, cinica, adorabile Bette Davis e la sua attrice sul viale del tramonto Margo Channing. Personaggio che fa il pari con la splendida coeva Gloria Swanson del capolavoro di Wilder Sunset Boulevard; uno scontro epico tra due ardenti minerve di Hollywood, in cui per me è davvero impossibile stabilire una vincitrice.
Soggetto e sceneggiatura perfetti, una storia particolarmente amata nel filone “cinema che parla di teatro” che mette gli accenti sull’ambizione e le subdole trame di chi vuole arrivare. Ottima parte anche per l’ambiguo critico teatrale impersonato da George Sanders (che gli valse l’Oscar), anche se forse nella scena più importante del film – lo svelamento degli intrighi della protagonista in una camera d’albergo – lui e la Baxter vanno un po’ troppo sopra le righe; probabilmente a Mankiewicz è “scappato il piede sull’acceleratore” per placare la sete di vendetta degli spettatori che fin lì hanno tifato ovviamente per la congrega dei mestieranti raggirati dalla giovane maliarda. Ciò nonostante, il finale rende “giustizia” alla scalata vincente senza morali di scorta che è la spina dorsale del film; l’ammaliatrice sarà ammaliata per contrappasso da una più giovane di lei, che celebrerà il trionfo di Narciso in una splendida inquadratura allo specchio tra mille riflessi di sè.
Un buon parallelo, certamente più ambiguo e dalle tinte più fosche, è Il servo di Joseph Losey.

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