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Recensione su Aliens – Scontro finale

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11 luglio 2014

Di solito i sequel non sono mai all’altezza degli originali, questo è la classica eccezione che conferma la regola.
James Cameron, ancora lontano anni luce dal successo(per me inspiegabile) di “Titanic” ma già noto al grande pubblico per “Terminator” dirige a otto anni di distanza il secondo capitolo di una saga che sembrava già conclusa da tempo.
Riprende con molto coraggio il capolavoro di Ridley Scott, ma il suo non è affatto un seguito, ma un modo di reinterpretare da capo l’intera vicenda…Scott terrorizzava lo spettatore con punte di vero terrore, Cameron invece usa i suoi amati effetti speciali e le sue amate lotte all’ultimo sangue che si concludono anche questa volta con il trionfo del bene sul male.
Tutto è completamente diverso, a partire dalla sceneggiatura, molto più interessante e dettagliata alla presenza di un gruppo eterogeno(il caporale coraggioso e allo stesso tempo umano, la donna androgina, il soldato simpatico, scherzoso e fifone) rispetto alla solitudine della protagonista nel primo capitolo, dalla presenza della bambina, elemento innocente e puro che si deve salvaguardare a costo della vita al robot non più cattivo ma alleato degli esseri umano.
Un seguito che definiremmo più umano, basato più sui sentimenti che sull’azione, ma non per questo meno interessante e coinvolgente del precedente.
La recitazione della Weaver è notevole, di gran lunga migliorata rispetto al primo capitolo, la colonna sonora ricercata e coinvolgente di Horner accompagna lo spettatore in un crescendo di tensione e di paura fino allo scontro finale(molto hollywoodiano devo dire, ma di grande effetto).
Mi è impossibile paragonare le due opere per la loro totale diversità, frutto di due menti totalmente in antitesi tra loro(il film di Scott è claustrofobico, questo di Cameron è tutta adrenalina e azione), ma posso senz’altro affermare che si tratta di uno dei pochi esempi di sequel riusciti che io ricordi.
Non amo James Cameron, lo trovo un regista parecchio sopravvalutato, ma ho apprezzato questo suo seguito così personale e ben congegnato, anche se non lo ritengo un capolavoro nel suo genere, quell’aggettivo, se mi è permesso, se lo merita solo il film di Scott.

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