Recensione su Alice in Wonderland

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17 febbraio 2011

Mi aggiungo al coro dei delusi, come fan sia di Lewis Carroll sia di Tim Burton. Questo film prende in prestito personaggi e situazioni, poi li mescola, li stravolge e li banalizza. Uno scempio di due capolavori da parte di un regista che con una materia prima di questo livello avrebbe potuto produrre un terzo capolavoro.
Carroll e Burton sono scorretti, anticonvenzionali, creatori di universi anarchici e deliranti, e questo Alice è una totale delusione perché è un film convenzionale: la trita e ritrita lotta fra il Bene e il Male, trova l’oggetto magico e uccidi il mostro. Nel film, Alice è l’anticonformismo che Wonderland – inspiegabilmente ribattezzato Sottomondo – cerca di imprigionare, in forma di profezia da compiere; mentre nei racconti è l’elemento razionale di Alice che cerca di opporsi al caos di Wonderland; il che vale a dire che l’opera di Carroll è stata totalmente snaturata.
E ancora, viene a mancare la capacità immaginifica di Burton, che ci propone atmosfere digitali prive di carattere e oggetti presi pari pari dal film della Disney del 1951 (quello sì che era bello!), come lo Stregatto, i fiori parlanti e il castello della Regina Rossa, un copia e incolla da La bella addormentata nel bosco o da Cenerentola.
Si salvano solo i costumi – davvero eccezionali – e la Regina Rossa, la Capocciona, l’unica ad essere caratterizzata in maniera originale. Di Johnny Depp è meglio tacere, per non parlare di Anne Hathaway: ma chi le ha detto che sventolare le braccia e tenere il corpo immobile basta per interpretare la Regina Bianca?

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