Recensione su Aleksandr Nevskiy

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20 settembre 2014

E’ il 1938 e Ejzenstejn affronta quella che è una tappa importante nella sua vita e nel suo percorso di formazione artistico/lavorativo. Dopo il viaggio professionale negli Stati Uniti ed il ritorno in madre Russia voluto da Stalin in persona, il regista si concentra sull’ennesima opera di propaganda.
C’è da dire che Stalin non era convinto dei viaggi del nostro, ciò lo insospettiva, tanto che venne nominato un funzionario supervisore incaricato di seguire Ejzenštejn durante la realizzazione di Alexander Nevskij… il regista non si lamentò affatto, perché in fondo si sa, sempre meglio dell’epurazione.

Ambientato nel 1242, il film vede come protagonista il principe Aleksandr guida e punto di riferimento per l’esercito russo. Uomo semplice ed umile, Aleksandr vede il suo Paese smembrarsi. Sul fronte orientale, la Russia, è attaccata dai mongoli, sul fronte occidentale cade vittima dell”espansionismo germanico. Viene coinvolto in qualcosa più grande di lui: i cavalieri Teutonici con il ben volere della Chiesa si preparano ad invadere le steppe russe, partendo dalle ambite e più vicine lande polacche. Il potente Ordine Teutonico dei Cavalieri della Croce conquistata la città di Pskov e trucidata la popolazione (non verrà data possibilità di vita alcuna ai giovani, i quali vengono arsi vivi in un fuoco sacro) puntano su Novgorod. E’ in quest’occasione che le città minacciate si rivolgono ad Aleksandr Nevskij, del Granducato di Suzdalia. Lo spettatore entra in contatto con un uomo che ha abbandonato la spada, l’arte della guerra, per dedicarsi ai piaceri mondani. Lo vediamo pescare assieme ai suoi conterranei ma, si sa, le apparenze ingannano. Egli è il guerriero più forte di U.R.S.S.. ehm di Russia. Con un discorso il cui obiettivo è infondere positivismo ed orgoglio, tira su un esercito composto da una massa di persone appartenenti per lo più al popolino. Ecco, la massa.

La massa passa in secondo piano, non so se avete mai avuto modo di guardare gli altri film del regista; bene, si abbandona il collettivismo di “Sciopero”, si abbandona il numero dell’equipaggio de “La corazzata Potëmkin”.
Non è “Ottobre”, con il proletariato affamato che si incazza. Insomma, si abbandona la massa. A fare da protagonista nelle opere citate sopra è la massa, in misura minore ne la corazzata (qui è l’equipaggio, comunque composto da poveri crisi, la massa a livello numerico viene trucidata ad Odessa). Non ci si concentra su un solo uomo, la massa spadroneggia ed agisce.

il film “Aleksandr Nevskij” indica una svolta, tutto cambia. Abbiamo un eroe, un personaggio che prevale sugli altri, il cui ruolo morale è maggiore, che si fa guida. Egli conduce il popolo alla riscossa, fino alla vittoria, fino alla morte.
L’esercito di contadini e cavalieri viene guidato verso le frontiere occidentali, salvando Novgorod dal saccheggio. Le scene dei combattimenti sono epiche come non mai, il montaggio veloce e la colonna sonora che le accompagna dà un tocco di delicatezza ancor maggiore al tutto. Le armate Teutoni periscono affogando durante la battaglia sul lago ghiacciato, cadono e affondano per il peso delle armature. La morte terribile per una guerra terribile; il regista sfrutta un periodo storico lontano per costruire un film-monito. Un avviso ed allo stesso tempo un ultimatum alla Germania Nazista. D intento propagandistico di stampo nazionalista-antinazista, l’opera si conclude con un messaggio fin troppo chiaro. Siamo nel 1938 ed Ejzenstejn usa Aleksandr per lanciare l’urlo della Russia: “Andate a dire a tutti gli abitanti dei paesi stranieri, che la Russia è viva. Vengano tutti a trovarci senza paura. Ma chi verrà da noi con la spada in pugno, di spada perirà. Questa è la legge che regola la vita della sacra terra di Russia”.

PAUSA, campo totale sulle file dell’esercito schierato, e ripetizione:

“COLUI CHE VIENE CON LA SPADA IN PUGNO, DI SPADA PERIRA’. QUESTA E’ LA LEGGE CHE REGOLA LA VITA DELLA SACRA TERRA DI RUSSIA”

DonMax

Note del Don: Aleksandr Nevskij è un signor capolavoro, è il film che mi è piaciuto di più del regista (fra quelli che ho visto e citato). Il film presenta delle differenze sostanziali anche con “Ivan il terribile”, se è vero che anche in quest’ultimo titolo è il singolo a fare da protagonista, il regista sembra concentrarsi maggiormente sulla vita del palazzo e dei giochi di potere all’interno della corte.

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