Recensione su Aladdin

/ 20196.8179 voti

Ma scherzate? / 11 Settembre 2019 in Aladdin

Recitazione buttata a casaccio, i protagonisti dicono le battute solo perché le trovano scritte sul copione, sembrano capitati sul set per caso e non sono minimamente calati nella parte. Massoud ha un’espressione facciale e mezza. L’interpretazione di tutti è troppo esagerata, sopra le righe, macchiettistica, anche più del solito stile bizzarro dei film Disney. Le espressioni sono esagerate perfino sui volti delle comparse, che sembrano voler compiacere un pubblico di due o tre anni di età.

Il tesoro viene sommerso dalla lava appena un ladro tocca un gioiello: dunque non verrà mai preso; è inverosimile che nessuno prima di Aladdin abbia mai toccato qualcosa lì dentro.

Il doppiaggio italiano è orribile, il labiale non corrisponde (non perché fuori sync) e i testi delle canzoni azzeccano una rima su otto rendendole completamente non orecchiabili. E poi il genio e Jasmine che si mettono a fare beatbox, Jafar che ha trentasei anni appena, un viso che meno malvagio non si può e un bastone di plastichetta chiaramente rimediato su AliExpress (sede di Agrabah, la stessa che ha prodotto il palazzo del sultano). A proposito, ad Agrabah è spuntato il mare. E vengono nominati dei minareti, segno che la popolazione di Agrabah osserva la religione islamica e che quindi la città si trova nel nostro mondo anziché in quello alternativo delle fiabe. Tesi confermata dalle leggi della città scritte in caratteri arabi. Tanto valeva ambientare la storia a Kabul.
Robaccia di infimo livello scritta e doppiata da lavoratori improvvisati.

9 commenti

  1. Mr.Walty / 12 Settembre 2019

    Ci sei andato pesante!!😂😂😂

    • Marco F. / 12 Settembre 2019

      Fortuna che non l’ho visto al cinema, altrimenti avrei interrotto la visione dopo dieci minuti e chiesto il rimborso del biglietto. Mi ha fatto venire un nervosismo allucinante.

  2. Joel / 16 Gennaio 2020

    Scusa il lag, è passato un po’ dal film 😂 ma trovo le tue tesi completamente insensate, mi spiego meglio: passino le tue considerazioni sulla recitazione e sul doppiaggio, in parte de gustibus, e comunque potrebbe anche essere condivisibile, ma… “inverosimile che nessuno prima di Aladdin abbia mai toccato qualcosa lì dentro”.. amico, ma che tesi è?! è una fiaba, quella caverna, chiamata “caverna delle meraviglie”, è chiaramente un luogo favolistico, potrebbe essere un’illusione sensoriale, o fagocitare gli inadempienti e tornare in ordine il secondo dopo. Se volessi invalidarne la verosimiglianza bastava dire che la bocca della caverna ha un coscienza e parla 😂. Su Agrabah poi, anche qui, dici che sarebbe collocata nel nostro mondo perché vi sono segni islamici e scritture in arabo. Non vi è nessuna logica in questa affermazione, un mondo immaginario non deve discostarsi in toto dalla realtà, altrimenti basta anche qui invalidare tutto dicendo che vi sono esseri umani ed architetture tipiche dell’antropizzazione, e che quindi è tutto necessariamente reale 🤔🤔🤔. Scusami, va benissimo che non ti sia piaciuto il film, ci sono tanti motivi per dirlo, ma i tuoi mi sono sembrati senza senso e veramente illogici.

  3. Marco F. / 16 Gennaio 2020

    Il fantasy deve essere, se non verosimile, quantomeno plausibile. Qui nulla lo è. “È fantasy quindi è ok”, “è bello perché sì” o “è per bambini” non sono giustificazioni accettabili in narrativa, copioni compresi. La logica interna deve esserci a prescindere dagli elementi magici presenti pur rispettandone le regole. O è scritto bene o è scritto male, e questa robaccia è scritta male, come d’altronde il 99% della roba Disney.

    • Joel / 17 Gennaio 2020

      Non so, secondo me stai facendo un po’ di confusione, intanto tra generi, ovvero tra fiabesco e fantasy, ma questo è un dettaglio che vuol dire poco. Soprattutto ti stai incartando sul significato di plausibile o verosimile applicato alla narrazione. Ad esempio, prendendo un grande fantasy come LOTR, quanto c’è di verosimile? E di plausibile? E rispetto a cosa? La risposta è che di verosimile non c’è praticamente niente, eppure ha una forte logica interna, ovvero dato lo schema di base fantasy (inventato, per quanto largamente ispirato al nostro mondo), quanto lo sviluppo della narrazione sia coerente con quello schema, con quel mondo inventato. In questo Tolkien, infatti, è stato uno dei più grandi maestri. Quindi, cercando di fare chiarezza nel tuo pensiero, si potrebbe dire che Aladdin non abbia coerenza interna (come infatti sottolinei). Il problema è che gli esempi che porti per avvalorare questa tesi sono illogici (la presenza dell’islamismo e dei caratteri arabi non invalida in alcun modo il mondo fiabesco, e la caverna delle meraviglie è in perfetta linea con lo schema di base del mondo magico di Aladdin: basterebbero i poteri del genio per “mettere in ordine” la caverna ogni volta che qualcuno vi entra). Quindi, ciò che io criticavo nel tuo commento è che lamenti una logica interna debole, eppure i tuoi argomenti sono illogici. Sul tuo parere riguardo alla Disney, rispettabilissimo in quanto opinione, ma sei in nettissima minoranza tra il pubblico e la critica tutta. Accorgerti del fatto che il tuo gusto non incontra quello Disney potrebbe farti capire che non tutto ciò che è Disney è spazzatura, ma semplicemente che a te non interessa quella roba.

  4. Marco F. / 17 Gennaio 2020

    E infatti quella era un’opinione personale.

    Un universo fantasy DEVE essere plausibile, che è diverso da realistico. Lo stesso Tolkien si pose il problema della plausibilità interna alla narrazione. Gli venne chiesto perché, in un pianeta che non è il nostro, ci fossero degli umani. Domanda logoca. Rispose che la Terra di Mezzo è l’Europa del passato, ma solo per tenersi buono il giornalista, visto che l’affermazione è falsa perché Arda non c’entra niente con la Terra. In un fantasy non ambientato sulla Terra, a rigor di logica, non dovrebbero esserci umani, sarebbe incoerente. Può piacere, ma resta incoerente. Allo stesso modo, se Aladdin non è ambientato a Khabul ma nel mondo alternativo delle fiabe, i personaggi non dovrebbe conoscere né le nostre religioni né i nostri alfabeti, figurarsi arrivare a nominare dei minareti o fare beatbox.

    E fiabe e favole appartengono quasi tutte al fantasy, di cui rappresentano un sottogenere, specie visto che quelle in cui vengono coinvolti umani senza animali parlanti o magia sono una ventina appena tra tutti gli autori.

    E sì, della critica non mi importa nulla. Twilight ha venduto milioni di copie e resta uno schifo oggettivo per chiunque comprenda le regole base del fantasy e dell’horror (non per niente lo comprano ragazzine preadolescenti alle prime letture), ma questo è tanto per fare un esempio.

    • Joel / 17 Gennaio 2020

      Scusami, ma io continuo a non capirti. Certo che una narrazione deve avere logica interna, è ciò che ho confermato nel precedente commento. Ma tu usi una logica fallace, ovvero: Aladdin = fantasy dunque impossibilità di comparsa di lingua e costumi umani, mentre poi giustifichi la presenza di architetture arabe (perchè gli stili architettonici sono un tratto culturale così diverso dalla lingua? Non ha senso). Agrabah è palesemente ispirata a siti di origine islamica, e anche questo fa parte del suo fascino. Per quanto riguarda il beatbox, il personaggio del Genio ha sempre rappresentato un personaggio transcronologico e transculturale, e proprio questi suoi continui riferimenti alla cultura moderna americana sono un espediente cinematografico umoristico che funziona proprio per contrasto, una sorta di sfondamento della quarta parete cinematografica.

      Poi mi dici che della critica non t’importa nulla, portando come esempio Twilight, film amato dal pubblico ma totalmente spezzato dalla critica (43% su Rotten e 56 di metascore su metacritic)!!! Continuo a dirti che il modo che hai di avvalorare le tue tesi con esempi completamente sballati (illogici) è veramente particolare, ma va bene così, non dobbiamo concordare, solo confrontarci e lo abbiamo fatto 😉

  5. Marco F. / 17 Gennaio 2020

    E bada che non parlo di semplici elementi antropici del paesaggio, ma culturali. La maggior parte delle fiabe e delle favole si svolge sul nostro pianeta, non ho problemi con l’inserimento di cose note in un contesto eccentrico o fantasioso. Ma, così come il prete in Rapunzel non porta una croce, così ad Agrabah non dovrebbero esserci minareti. Case, navi e umani vanno benissimo, ma c’è roba che stride. In Atlantis il popolo sommerso comprende il greco e il latino, ma usano un altro alfabeto. Il contesto di Agrabh cozza mostruosamente col beatbox. Quando parlo di plausibilità significa che ci deve essere coerenza: niente pappagalli sputafiamme o smartphone o religioni, lingue e musiche che non ci azzeccano nulla con quei luoghi.

    Il punto è, naturalmente: io sto analizzando il film con le nozioni di un adulto, questo film serve a divertire l’infanzia e sono certo ci riesca.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext