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Recensione su Achille e la tartaruga

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Inseguendo la tartaruga / 26 luglio 2014 in Achille e la tartaruga

Il paradosso di Zenone è particolarmente azzeccato per sintetizzare la rocambolesca vita di Machisu. Una vita passata ad inseguire qualcosa (l’affermazione artistica) che sembra sempre più vicino, sempre più a portata di mano col passare del tempo. Invece quel qualcosa non fa altro che sfuggirgli. Semplicemente perché nei suoi confronti ha un vantaggio che può essere accorciato sì, ma mai colmato del tutto e crea quindi l’illusione, tale di nome quanto di fatto.
L’inseguimento crea un’ossessione maniacale, e quasi svuota il protagonista della sua esistenza come essere umano. Lo isola e lo separa dal resto del mondo. Vale un tale prezzo raggiungere quella maledetta tartaruga?
Molto bravo Kitano (ma non è una novità) nel gestire i toni: la pellicola sposa visibilmente il dramma, ma presenta anche sfumature di umorismo, di una sottile ma comunque percepibile ironia, senza timore di sfociare leggermente nel grottesco. A grandi linee, comunque, il sapore che lascia è piuttosto malinconico.
Piccola menzione per le musiche di Yuki Kajiura e per il bel prologo animato.

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