Recensione su Achille e la tartaruga

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Il Sacro Fuoco. / 27 Dicembre 2013 in Achille e la tartaruga

(Sette stelline e mezza)

Ciò che colpisce di più di questa pellicola è il costante mutamento del tono del racconto che, di volta in volta, pare richiamare i “tentativi” artistici del protagonista: la drammaticità degli eventi dell’infanzia coincide con la ricerca del naturalismo figurativo; il realismo della giovinezza corrisponde alla presa di coscienza dell’intorno al di là dell’arte; gli sperimentalismi dei tempi dell’Accademia rappresentano la dimensione del sogno e dell’azzardo… E così via, fino alla concept art praticamente fine a sé stessa.

È estremamente emblematico che ciascuna fase creativa si concluda con un decesso: la morte (altrui) è puntualmente catartica, ma non rigeneratrice. Piuttosto, coincide ogni volta con un’esasperazione degli esperimenti del protagonista.

Il nitore della fotografia e la limpidezza estetica della messinscena sono tra gli elementi formali che ho maggiormente apprezzato.
L’originalità e la curiosa sensibilità con cui Kitano è stato in grado di articolare il tema principale (quello dell’espressione del sé viene declinato attraverso quello dell’identificazione dell’artista con l’opera) rendono questo film un’opera particolarmente interessante.

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