Recensione su Akira

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Il ricordo di Akira vive per sempre nei nostri cuori / 14 Ottobre 2013 in Akira

La premessa doverosa che mi sento di fare è che, a mio parere, si può avere una visione molto variegata su questo film d’animazione, legata principalmente al fatto di aver già assaporato la controparte cartacea di Otomo oppure di essersi avvicinati per prima cosa al film.
La mia recensione è accostata principalmente alla seconda.
Akira è un film anime del 1988, creato da Katsuhiro Otomo, tratto dall’omonimo manga, sempre ad opera di Otomo stesso. La pellicola, considerata uno dei capisaldi del genere cyberpunk si è conquistata negli anni a seguire pareri positivi da parte di critica e pubblico, ottenendo la lusinghiera etichetta di film cult. Aggiungete che Akira è stata l’opera che ha consacrato le pellicole di origine nipponica nel panorama cinematografico occidentale e capirete che non ci troviamo affatto di fronte ad un’opera banale.
Quali sono quindi i pregi di Akira? Partendo dalla componente più visibile, abbiamo una storia ben strutturata ed emozionante: Otomo crea un universo post apocalittico dove racconta le storie dei due protagonisti (Kaneda e Tetsuo), così diversi, ma allo stesso tempo così simili tra di loro da poter essere considerati le due facce di un’unica medaglia. Il binomio Kaneda-Tetsuo è uno degli elementi principali del manga di Otomo e non a caso, in un film che ha il compito di estrapolare l’essenza di 38 volumi in poco più di due ore, qui è il vero e unico motore narrativo della storia. L’autore è abile nel gestire una struttura narrativa semplice quanto efficace. La trama di Akira potrebbe essere paragonata a tre punti posti su una retta, con il primo posto su di un’estremità, il secondo che cerca di raggiungere il primo e il terzo che cerca a sua volta di raggiungere il secondo. E infatti la storia mostra due ricerche in parallelo: da un lato abbiamo Tetsuo, ambizioso ed eccessivamente pieno di sè, impegnato nella sua ossessiva caccia a un potere sempre maggiore, e dall’altra abbiamo Kaneda, dall’atteggiamento rozzo e a tratti un po’ arrogante, ma talmente legato all’amico da non tirarsi indietro di fronte all’intricata situazione, cercando in tutti i modi di raggiungere il cuore del compagno e farlo tornare sui suoi passi.
Rilevante è poi la tematica madre della pellicola: il potere. Otomo muove una critica feroce ad esso, descrivendolo come la principale causa della decadenza morale ed etica dell’uomo. Non a caso, è proprio il potere la causa scatenante di tutti gli eventi a cui lo spettatore assisterà.
Nulla da dire poi su grafica e musica: la CGI è utilizzata sapientemente, conferendo ad Akira, sebbene sia un prodotto targato 1988, uno stile moderno e affascinante. La colonna sonora è un abile mix di musiche dalle tonalità oniriche e dai ritmi tribali, ottimi rappresentanti di un’ambientazione fantascientifica e caotica allo stesso tempo.
Akira è quindi una pellicola egregia, anche se non è esente da difetti che comunque le hanno impedito di raggiungere il massimo voto. I più significativi sono il suo modo a volte troppo confusionario di raccontare gli eventi, dove infatti risulta difficile carpire appieno il senso di Akira per lo spettatore che si avvicina per la prima volta, e la sua capacità di staccarsi dalla controparte cartacea, se non si sceglie di “tappare i buchi” andando a recuperare il manga (cosa che io, mosso dalla curiosità e dal fascino dell’opera, ho fatto e consiglio di fare).
Sul finale, apprezzato e odiato allo stesso tempo dai fan, il mio parere è abbastanza positivo. Bisogna considerare oltretutto che è stato realizzato a due anni di distanza dalla conclusione dell’opera su carta di Otomo e quindi presenta una sorta di “obbligata originalità” e un certo distaccamento dal vero finale, risultando a mio avviso comunque apprezzabile.

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