Recensione su Barbarossa

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La fine del sodalizio Kurosawa-Mifune / 5 Novembre 2017 in Barbarossa

Ultima collaborazione tra Toshiro Mifune e Akira Kurosawa dopo 15 film in cui l’attore e il regista crearono un sodalizio che si sperava fosse indissolubile.
Barbarossa è una delle pellicole più drammatiche del regista giapponese. Mifune giunge all’apice della sua maturazione artistica, con una interpretazione magistrale di un medico severo ma estremamente umile ed umano.
Una pellicola imponente per la sua durata di 3 ore, in cui si susseguono le storie dei pazienti, strazianti e dolorose, tra flashback e confessioni sul letto di morte. Ne fa carico sulle sue spalle un Mifune granitico e rassicurante con la sua presenza, imperscrutabile d’innanzi al dolore, mostrando fermezza d’animo ed un gran cuore nel momento in cui le persone ne hanno bisogno.
Non mancano riflessioni sulle condizioni degli ammalati, la morte e la salute. C’è tutta l’esperienza di Kurosawa alla cinepresa, esplorando un tema inedito per l’epoca feudale, abbandonando storie di samurai e ronin. Ricostruzione storica impeccabile e resa perfettamente dai dettagli adeguati.

Prima di Barbarossa, raccomando di approfondire prima le conoscenze sul regista con altri suoi lavori passati, osservando la graduale consolidazione del rapporto tra Kurosawa e Mifune, prima che giunga alla sua conclusione con quest’ultima collaborazione.
Siate del mood adatto perché è una pellicola impegnativa: soprattutto l’ultima mezz’ora fruisce con difficoltà, seppur la qualità dell’opera è indiscutibile per tutta la sua durata.

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