Recensione su Barbarossa

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Il senso del giusto / 8 febbraio 2013 in Barbarossa

Barbarossa di Akira Kurosawa, per la realizzazione, il regista si è ispirato a due romanzi:
di Shūgorō Yamamoto e Umiliati e offesi di Fëdor Dostoevskij per una parte della trama.
La pellicola è un gioiellino e narra la vicenda di un dottore (Toshiro Mifune) severo, scontroso e dalla rossa barba, tal barbarossa, e un apprendista tanto orgoglioso quanto snob. Il giovane è sfiduciato verso tutti, donne, uomini, giovani e vecchi. Si sente un po’ il re del mondo poiché ha studiato a Nagasaki presso gli olandesi. Se vi state chiedendo perché proprio gli olandesi, dovete immaginarvi nel Giappone del 1800 quando questa terra magnifica si apre agli occidentali, certo gli olandesi in Giappone c’erano già da due secoli ma il Paese in questione si apre (cosa positiva o negativa, fate vobis) completamente con l’800. Ora basta con la storia e torniamo alla trama. Dicevo, l’apprendista che in realtà ha appreso da un pezzo le basi della medicina moderna ( dell’epoca), è un tipetto sulle sue e non gli sta bene di esser finito in un ospedale di fortuna in una zona periferica di Edo-capitale.
Avrebbe preferito una vita agiata come dottore privato di ricchi e potenti, ma come si dice, sei in ballo quindi balla. Il superbo giovanotto si ritrova tu per tu con malati di cancro, feriti gravi, ammalati, piccole e grandi tragedie che lo faranno crescere in molto poco. Le prime esperienze con la morte ma soprattutto con il dolore, lo segneranno profondamente. Sorprendente poi è il senso di rispetto, d’onore che si respira per tutta la durata del film. Su tutte però la cosa che più mi ha colpito, dopo il rapporto che si instaura fra il dottore e il giovane, è la figura della donna. La femminilità è presentata a più livelli. Partiamo dal fatto che il giovanotto è rimasto scottato da una precedente relazione, ciò non basta poiché nel campo trova una bellissima ragazza che nei modi di fare si avvicina alla mantide religiosa.
Essa tenterà di ucciderlo con uno spillone per capelli come aveva fatto in più sedi con altri uomini.. la sola differenza è che gli altri uomini l’avevano violentata, il dottorino no.
C’è poi una donna che ha deluso l’uomo della sua vita ed infine una ragazzina salvata dalla prostituzione (donna angelo dispettosa).
Insomma avete capito, il film è un concatenarsi di eventi ma lo sapete quale è l’anello che unisce il tutto ? Il dottor Barbarossa. Andando avanti con la visione si scopre come egli sia severo ma giusto quanto possa esser grande il suo cuore. Non si definisce un moralista, compie opere anzi piccoli miracoli ma molto spesso, per attuarli, ricorre a modi a dir poco ortodossi.
La pellicola infatti non si fa mancare nulla, ci sono addirittura delle scene di lotta, azione pura fatta da prese degne dei migliori film d’arti marziali, con un Toshiro Mifune che impressiona. Forte il senso di giusto, inteso come giustizia che ci viene trasmesso per tutto il film ma soprattutto nel caso del bambino ladro e della ragazzina prostituta. Questo signori e signore è un signor film, ve lo consiglio poiché l’ho apprezzato appieno. Interessante la parte finale con il suo parziale happy ending .
DonMax

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