Recensione su Agora

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didascalico / 17 maggio 2011 in Agora

Dignitoso film con spirito didascalico.
Il film poggia su due punti: il femminile e la libertà. Il tema del femminile è subito esposto dallo sguardo attraverso cui tutto il lungometraggio è proposto ossia quello dello schiavo maschio che guarda/concupisce Ipazia che fin da subito è oggetto, non soggetto; il tema della libertà è invece variamente trattato senza una vera partigianeria, ma anch’esso, sin da subito, è problematizzato dalla disuguaglianza sociale che è il vero snodo di tutta la vicenda.
Non c’è infatti spiegazione ultima alla storia dell’uomo, come a questa piccola storia, se non la disuguaglianza sociale che porta al “successo” del cristianesimo in Alessandria, che porta alla fuga dello schiavo, schiacciato nel suo ruolo di schiavo dalla stessa Ipazia.
Certo le notizie su Ipazia non sono molte, ma qualcosa c’è e lo sceneggiatore lavora e romanza per porre la sua figura come emblema: donna, scienziata che anche nel suo mondo è una eccezione, lei è in cattedra, ma i suoi allievi sono tutti maschi, ma soprattutto cultrice del sapere in senso lato, sembra storicamente senza nessun interesse oltre i suoi studi, non una eroina fuori dalla sua storia, mai, infatti, mette in discussione il sistema di caste in cui vive, si scontra con l’avvento di una nuova religione. In questo il film è onesto, tutte le religioni sono descritte quali illiberali, intolleranti, strumentali al potere, non è il cristianesimo il lupo cattivo, semmai lo è di più il monoteismo, ma comunque anche i pagani non fanno una bella figura. Dall’altra parte c’è il sapere, quindi la scuola, quindi lo studio, quindi la capacità di mettere sempre in discussioni quel che si sa, ciò in cui si crede (fondamentali quelle due frasi dette alla fine del film) e anche qui il film mi pare onesto, anche gli studiosi prendono decisioni non sagge e illiberali, anche gli studenti non imparano quanto dovuto, in fondo l’unico che si pone dei dubbi ( a parte Ipazia e lei solo per alcune cose) è proprio lo schiavo.
Film doveroso, film da far vedere a scuola perché comunque nel rovesciare i ruoli fra buoni e cattivi in effetti non è mai davvero a una sola dimensione.
Il film è girato bene, ma non ha un gran ritmo, è più descrittivo che narrativo. La scena della distruzione della biblioteca è comunque forte, rimanda Truffaut in modo evidente

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