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Recensione su Affetti & dispetti (La nana)

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Scene di lotta di classe / 2 dicembre 2015 in Affetti & dispetti (La nana)

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho apprezzato molto la struttura del film, poiché essa si basa essenzialmente sugli equilibri psicologici complicatissimi esistenti tra i personaggi in scena.

Raquel è una donna (dall’età indefinita: tra i trenta e i quarantacinque anni, difficile dirlo) che ha sviluppato uno strano senso di appartenenza al nucleo famigliare presso cui presta servizio come domestica da oltre vent’anni: ha cresciuto i quattro figli di una benestante coppia borghese, svolgendo i lavori più disparati, spesso addossandosi precise responsabilità (come la qualità dell’alimentazione dei bambini) probabilmente neppure richieste in maniera specifica.
Insomma, Raquel ha degli obblighi “contrattuali” che, però, sono ampiamente travalicati dai sentimenti che prova per i suoi “padroni”: il suo non è più un semplice impiego e non solo per via del numero di anni che ha trascorso con questa famiglia.
Raquel ha sviluppato un senso del possesso che rischia di sconfinare nella patologia, quando si rende conto che, per motivi di svariata natura, sta perdendo il controllo delle persone a cui si è affezionata. La figlia maggiore della coppia, in particolare, diventa l’oggetto delle sue piccole cattiverie: Camila è quasi una donna, studia, ha un carattere forte e, soprattutto, un ragazzo. Raquel non ha più alcun rapporto con lei che esuli da quello della serva, come la stessa ragazza, in un accesso d’ira, con sincera cattiveria, le grida dietro. Così sta per accadere con Lucas, il figlio di mezzo, pronto ad entrare nella piena adolescenza. Solo i due bambini più piccoli “danno retta solo a lei”, perché ancora privi di identità e di concreta volontà.

La qualità del film del cileno Sebastián Silva sta nel mettere in scena con uno stile venato da una forte ironia nera, a tratti quasi documentaristico, la vita fatta di orizzonti stretti e di routine avvilenti di una donna che non sembra trovare alcun gusto nella vita se non in funzione dell’appagamento dei bisogni delle persone a cui presta bruscamente i propri servizi.
Risulta interessante anche vedere come la famiglia si rapporta a lei: per quanto disponibili nei suoi confronti e spesso perfino amorevoli, i datori di lavoro di Raquel la trattano, in effetti, volontariamente o meno, come una subordinata, non si scappa.

La fortuna di Raquel è quella di incontrare una persona che, senza filtri mentali di sorta, le permette di comprendere che ha smarrito il filo della propria esistenza e che è giunto il momento di dare un valore a sé stessa e al proprio tempo.
Nel frattempo, con l’avvicendarsi di domestiche “di supporto” indesiderate, ne succedono di cotte e di crude: la bravura di Silva risiede proprio nella capacità di mettere in scena situazioni altrimenti drammatiche con spirito quasi goliardico (la cacciata del gatto, la risolutezza della seconda cameriera, ecc.).

Decisamente promosso.

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