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Una figura importantissima della cultura italiana del Novecento / 14 maggio 2017 in Acqua e zucchero: Carlo Di Palma, i colori della vita

Da questo ricco documentario emerge ben chiaro che la vita e la carriera di Carlo Di Palma sono frutto sì di felicissime circostanze, ma sono anche e soprattutto sintomo di una grande professionalità, un sentimento che non nasce per caso, ma che deriva da una felice predisposizione all’impegno, alla scoperta, alla sperimentazione.
Il fatto di essere nato in una famiglia romana già addentro alle dinamiche del cinema italiano degli anni Quaranta (padre e fratello maggiore erano impiegati tra le maestranze degli studi di produzione di Roma) e perfino la drammatica chiamata alle armi degli uomini abili hanno contribuito a segnare significativamente il destino di Di Palma.
Giovanissimo, a causa (o per merito de) la penuria di maestranze dell’epoca, infatti, ha partecipato come assistente alla camera a film come Ossessione di Visconti, Achtung! Banditi! di Lizzani, Ladri di biciclette di De Sica (fu lui a regalare a Carlo la sua prima macchina fotografica) e Roma, città aperta di Rossellini, imparando da un maestro come Gianni Di Venanzo i trucchi del mestiere utili a un bravi direttore della fotografia.

Di Palma ha percorso in lungo e in largo la storia del cinema italiano del Secondo Dopoguerra, segnandolo in maniera indelebile, alla pari dei registi che, di volta in volta, si è trovato ad affiancare, rendendo unici e irripetibili alcuni dei loro migliori lavori.
Il documentario di Kamkari rende quindi merito a una figura importantissima della storia della cultura italiana del Novecento, letteralmente adorata da un numero incredibile di insospettabili cineasti stranieri (da Ken Loach all’amico Woody Allen, con cui ha realizzato ben 12 film, passando per Wim Wenders), a riprova del fatto che l’Arte di Di Palma è diventate segno indelebile dei film in cui ha lavorato, un contributo fondamentale al loro successo. Di Palma ha reso assolutamente peculiare ogni pellicola a cui ha lavorato, tanto che ognuna di esse può essere considerata un singolo caso di studio.
Guardare questo documentario, quindi, corrisponde a compiere un vero e proprio viaggio all’interno della storia del migliore cinema italiano: sfido qualsiasi cinefilo a non emozionarsi, guardandolo.

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