Recensione su A.C.A.B.: All Cops Are Bastards

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(In)Giustizia sociale / 28 Agosto 2017 in A.C.A.B.: All Cops Are Bastards

L’opera prima di Sollima è il racconto di un’Italia divisa inequivocabilmente in due.
Da un lato c’è un mondo fatto di apparenze e utopie, dall’altro la dura realtà quotidiana. La “linea di divisione” è la mancanza di Giustizia Sociale.
In ACAB tutti sono alla ricerca di Giustizia.
Dal giovane poliziotto Adriano Costantini (il tristemente famoso , ai più per la cronaca giudiziaria , Domenico Diele), ragazzo della periferia disagiata romana, ardente “vendetta” dopo lo sfratto impostogli dal Comune di Roma nonostante il regolare alloggio popolare (..occupato) a cui lui e la madre avrebbero diritto, al Cobra (Favino al top!) , un capo-reparto fascista “fino al midollo” , desideroso di “appagare” la sua fame idealistica mediante “manganello e olio di ricino”, passando per il Negro (eccellente Filippo Nigro), padre e marito separato che , conscio di aver perso l’unica cosa a cui teneva realmente , non esita a sfogare la sua “frustrazione” mediante l’onnipotenza della violenza, o Mazinga (sottotono Giallini), dei quattro il più coscienzioso e stanco delle lotte continue, alla ricerca di equilibrio nella sua famiglia “rotta” dalle diseguaglianze sociali.
Sarà però il giovane poliziotto il fulcro nevralgico della riflessione di Sollima: infatti, una volta scoperto che la Giustizia non risiede nella “divisa”, sarà proprio lui a porgere la domanda cardine allo spettatore: la giustizia esiste? e qualora esista è uguale per tutti?
Il figlio del compianto Sergio lascia quindi la decisione allo spettatore, facendo , forse, la scelta più giusta nell’affrontare un tema di così complessa portata.

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